Parkinson GBA-dipendente: di cosa si tratta?

L’osservazione e la descrizione clinica della malattia di Parkinson risalgono alla prima metà dell’800 a cura del neurologo James Parkinson. Si tratta di una patologia neurodegenerativa che porta alla progressiva degenerazione dei neuroni dopaminergici nella sostanza nera. La sostanza nera è un’area del nostro cervello che si occupa di regolare l’attività di altre aree, che a loro volta correggono gli schemi di movimento volontario e riflesso a livello inconscio. Quindi alterazioni di essa, nei pazienti si riflettono in alterazioni di tipo motorio come il mancato controllo sia dei movimenti volontari sia di quelli automatici, come per esempio il camminare

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La molecola della felicità

Isolata per la prima volta a Pavia nel 1935 da Vittorio Erspamer, la serotonina è una molecola largamente diffusa nel nostro organismo, capace di svolgere la sua azione sia nel sistema nervoso centrale sia a livello periferico. 

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Brain-on-chip

Il cervello è uno degli organi più studiati e meno compresi, ciò che ci definisce in quanto individui: è l’organo che genera il pensiero, l’attenzione, la consapevolezza e l’immaginazione. Quello che più sorprende del cervello è l’alto numero di cellule da cui è formato, i neuroni, che sono stimati essere attorno agli 80 miliardi, ognuno dei quali forma 7000 connessioni con altri neuroni, per un numero totale di sinapsi tra 100 e 500 trilioni!

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Memoria e apprendimento: Rabphilin-3A come marker di potenziamento sinaptico

L’ippocampo è una delle regioni del cervello maggiormente responsabili dei processi di apprendimento e memoria e contiene un numero molto elevato di neuroni glutamatergici.

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Cosa hai in testa?

Mutazioni a carico del gene della glucocerebrosidasi, oltre a causare la malattia di Gaucher, aumentano la probabilità di contrarre la malattia di Parkinson.  La glucocerebrosidasi è un enzima che svolge la sua attività nel sistema digerente della cellula, i lisosomi. Questi ultimi sono responsabili della degradazione delle proteine danneggiate presenti nelle cellule e delle molecole e macromolecole ingerite. Disfunzioni a livello di tali organelli comportano un accumulo di scarti tossici e possono favorire l’aggregazione di proteine patogeniche, come l’alfa-sinucleina, una proteina che si trova in abbondanza in forma aggregata nei neuroni dei malati di Parkinson.  

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Una lente di ingrandimento sulla microglia

Il tessuto nervoso è costituito da diverse popolazioni cellulari, i neuroni e le cellule gliali (o semplicemente GLIA), che sono in stretta comunicazione tra loro. Oggi siamo ormai lontani dalle prime teorie che attribuirono alla glia un ruolo del tutto passivo, considerandola solo un insieme di elementi che riempiono “lo spazio non occupato dai neuroni”. In realtà la glia, ovvero astrociti, microglia e oligodendrociti, sono cellule che oltre ad offrire un sostegno strutturale al tessuto nervoso, sono anche in grado di comunicare ed interagire finemente con i neuroni a livello della sinapsi, cioè in prossimità di quelle strutture specializzate responsabili della trasmissione di informazioni.

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Nuove frontiere per la cura dell’Alzheimer

Il mio nome è Sebastien e sono uno studente di dottorato all’interno del programma SyDAD (Synaptic Disfunction in Alzheimer’s Disease) del progetto Marie Sklodwska Curie Horizon 2020.

Siamo un gruppo di 15 “early stage researchers” sparsi in tutta Europa, in laboratori sia accademici che privati. Durante la mia formazione ho avuto la possibilità di lavorare a Milano, presso il laboratorio della rinomata professoressa Monica Di Luca. Il mio progetto consiste nello sviluppare e testare una strategia innovativa per ri-bilanciare il modo in cui i neuroni processano specifiche proteine e dunque migliorano la risposta cognitiva in modelli di Alzheimer. Questo studio sarà quindi una base per il futuro sviluppo di nuovi farmaci. Infine, grazie al programma SyDAD, ho recentemente avuto l’opportunità di testare un’ipotesi sull’attività elettrica dei neuroni, durante un periodo di 8 mesi trascorso nell’azienda Janssen Pharmaceutica in Belgio.

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Nuovi approcci terapeutici al dolore neuropatico

Mi chiamo Giorgia Moschetti e sono una studentessa del secondo anno di dottorato presso il laboratorio di Paola Sacerdote. L’interesse principale del laboratorio è quello di studiare i meccanismi fisiopatologici alla base dello sviluppo di dolore neuropatico e di trovare nuovi approcci terapeutici per la sua cura. Leggi tutto “Nuovi approcci terapeutici al dolore neuropatico”