Interazione tra genetica e mitocondri nello sviluppo e progressione della steatosi epatica non alcolica (NAFLD)

Ciao a tutti, mi chiamo Erika Paolini e sono al primo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche, Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche presso l’Università degli Studi di Milano, sotto la guida di Massimiliano Ruscica. Il progetto di ricerca si sviluppa in collaborazione con il laboratorio di malattie metaboliche del fegato (Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Policlinico Maggiore di Milano) con la supervisione di Paola Dongiovanni (co-tutor). La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la malattia epatica più diffusa nel mondo che coinvolge circa il 30% della popolazione adulta.

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La genetica nel controllo del tono dell’umore

Le patologie psichiatriche sono sempre più diffuse e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa il 10% della popolazione mondiale abbia manifestato sintomi psichiatrici almeno una volta nel corso della vita. Inoltre, i disordini dell’umore rappresentano la seconda causa di disabilità nel mondo generando disagi e costi non solo alla società, ma anche alle famiglie e ai pazienti stessi. 

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L’influenza della genetica nella depressione

È ormai chiaro nella comunità scientifica che le patologie psichiatriche abbiano un’origine multifattoriale: alterazioni di specifici geni del nostro DNA possono conferire al soggetto che le possiede una predisposizione allo sviluppo di depressione, così come di altri disordini dell’umore. Tuttavia, è necessario che assieme a queste alterazioni si verifichino delle situazioni negative nella vita dell’individuo perché si possano scatenare i primi sintomi e quindi la patologia. 

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Un nuovo approccio per la cura delle malattie cardiovascolari

Eccomi di nuovo a raccontarvi quello che mi affascina del nuovo “pezzettino” di mondo, il vasto mondo della ricerca scientifica, che sto scoprendo in questo ultimo periodo. Ho deciso infatti di svolgere un periodo del mio dottorato all’estero, e più precisamente al Cardiovascular Epidemiological Unit (CEU) nel dipartimento di Public Health and Primary Care (PHPC) dell’University of Cambridge, sotto la supervisione di Brian Ference.

Il progetto che mi è stato affidato verte sull’ipotesi infiammatoria della malattia aterosclerotica cardiovascolare, le cui manifestazioni rappresentano una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, se non la prima.

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