PCSK9 circolante ed aterosclerosi: una relazione ancora da chiarire

Sono Daniela Coggi, laureata in Farmacia e sto terminando il primo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Tra le attività svolte quest’anno, mi sono occupata di uno studio volto a valutare la relazione tra la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9, anche nota come PCSK9, e la patologia aterosclerotica sia clinica che subclinica.

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Il cuore e la mente, che grande enigma!

Sono Leonardo Sandrini, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche, e attualmente frequento il secondo anno del dottorato in Scienze farmacologiche sperimentali e cliniche presso La Statale di Milano.

Il titolo del mio post prende spunto da un dialogo tratto dal film Luci della ribalta, di Charlie Chaplin del 1952. Calvero, protagonista del film, usa questa frase per descrivere il mistero che avvolge l’origine delle passioni umane, così ho deciso di prenderla in prestito per introdurre l’argomento del mio percorso di dottorato: il rapporto cuore-cervello nelle malattie cardiovascolari. Come già descritto da alcuni colleghi, malattie cardiovascolari e disturbi neuropsichiatrici e comportamentali rappresentano oggi patologie con un elevato impatto socio-economico, essendo tra le principali cause di mortalità e morbidità. Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse nella relazione tra malattie della sfera psichiatrica-comportamentale e quelle cardiovascolari. Se infatti la presenza di uno o più fattori di rischio tradizionali come elevati livelli di pressione, colesterolo, glicemia e abitudine al fumo sembravano sufficienti a spiegare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari, recenti studi hanno stabilito come il 25% dei pazienti affetti non presenti questi fattori di rischio.

Partendo da questi dati, numerosi studi hanno dimostrato come stress e malattie neuropsichiatriche associate ad esso, come la depressione, possano rientrare a pieno titolo nella categoria dei fattori di rischio cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno evidenziato che la presenza concomitante di malattie neuropsichiatriche e cardiovascolari peggiora il quadro clinico dei pazienti andando ad influire tra l’altro sul successo delle terapie farmacologiche tradizionali, che spesso risultano inefficaci nel trattamento di questi casi.

Fin dall’antichità si era compreso come cuore e psiche fossero strettamente legate tra loro tanto da indurre il filosofo Platone a ipotizzare una correlazione tra cuore e cervello. Se però ci pensiamo bene le dimostrazioni del rapporto cuore-cervello sono note a tutti noi: chi di noi, ad esempio, non ha sentito accelerare il proprio battito cardiaco in seguito ad un’emozione, positiva o negativa che fosse?

Riprendendo questa antica idea e partendo da queste semplici osservazioni la ricerca durante lo scorso secolo è riuscita a comprendere i meccanismi di base che regolano questa interazione. A seguito di uno stimolo esterno, il sistema nervoso centrale attiva il sistema adrenergico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene rilasciando messaggeri chimici, detti neurotrasmettitori. Queste molecole agiscono a livello cardiovascolare determinando l’alterazione transitoria di alcuni parametri come pressione o ritmo cardiaco ma anche su vie molecolari come la cascata della coagulazione. Tuttavia nel caso in cui vi sia un aumento persistente nel rilascio di neurotrasmettitori, come accade in condizioni di stress cronico, le alterazioni possono costituire la base per l’insorgenza e la progressione delle patologie cardiovascolari alterando meccanismi molecolari interni ad ogni singola cellula ancora sconosciuti.

Alla luce di tutto ciò, il progetto di dottorato a cui sto lavorando si pone come obiettivo quello di comprendere quali siano questi meccanismi molecolari comuni alla base delle patologie neuropsichiatriche-comportamentali e cardiovascolari. L’obiettivo a lungo termine del progetto è l’individuazione di questi nuovi bersagli, che un giorno potrebbero diventare l’obiettivo di nuovi trattamenti farmacologici utili a contrastare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari in associazione a quelle neuropsichiatriche e comportamentali.

L’Europa verso nuove molecole attive sull’aterosclerosi

Mi chiamo Laura Parma, studentessa di dottorato al terzo anno presso il Leiden University Medical Center, in Olanda, nel laboratorio del professor Paul Quax. Anche io come la mia collega Anhaita Abdali, che ha raccontato la sua storia qualche settimana fa, faccio parte di un programma europeo Horizon 2020 ITN chiamato Moglynet.

L’ambito di ricerca del nostro consorzio riguarda l’aterosclerosi. Leggi tutto “L’Europa verso nuove molecole attive sull’aterosclerosi”

Pentraxina 3 e obesità: una relazione da studiare

Sono Annalisa Moregola, laureata in Biotecnologie del Farmaco ed ora al terzo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Durante il mio percorso di ricerca di questi ultimi tre anni mi sono occupata dello studio del ruolo di una proteina, la pentraxina 3, meglio conosciuta come PTX3, nell’ambito dell’obesità. Leggi tutto “Pentraxina 3 e obesità: una relazione da studiare”

PCSK9 e cellule muscolari lisce: nemici-amici

Le cellule muscolari lisce rappresentano il vero e proprio cuore dei vasi sanguigni; fanno parte infatti, insieme alle fibre nervose, della tonaca media, responsabile della elasticità e della contrattilità dei vasi. A seconda dello spessore e della componente elastico/contrattile della tonaca media, i vasi si distinguono in arterie e vene, e arterie di grosso, medio e piccolo calibro; ciascuna tipologia di vaso ha una ben definita funzione, perciò cambiamenti a livello della tonaca media conseguentemente influenzano la fisiologia del vaso. Questo processo è definito rimodellamento e può essere fisiologico o patologico; nell’aterosclerosi, ad esempio, le cellule muscolari lisce passano da un fenotipo contrattile a uno sintetico (ovvero più proliferativo) contribuendo attivamente alla formazione della neointima e conseguentemente della placca aterosclerotica. Leggi tutto “PCSK9 e cellule muscolari lisce: nemici-amici”

Moglynet e i giovani Early Stage Researchers

Mi chiamo Anahita Abdali, studentessa di dottorato al terzo anno del DISFeB, presso il laboratorio di Alberto Corsini. Sono una dei 12 “Early Stage Researchers” (ESRs) all’interno di un programma europeo Horizon 2020 ITN chiamato MOGLYNET, nel quale ci occupiamo di individuare nuovi modulatori della glicolisi come approccio innovativo per il trattamento dell’aterosclerosi.

Questo programma è speciale perchè richiede ad ogni studente di trascorrere del tempo in due università partner nelle quali effettuare l’attività di ricerca, permettendo quindi di conseguire il titolo di dottore di ricerca in entrambe le istituzioni. Non è fantastico? Inoltre, diverse volte all’anno viaggiamo in paesi diversi per partecipare a meeting e seguire i corsi organizzati dai nostri coordinatori. Leggi tutto “Moglynet e i giovani Early Stage Researchers”

Arterie pulite

L’apparato circolatorio o cardiovascolare del nostro organismo è un perfetto sistema idraulico, in cui i vasi sanguigni sono i tubi e il cuore la pompa che permette al sangue di circolare.

Avete mai avuto a che fare con tubi otturati? Il fluido non scorre creando non pochi problemi; allo stesso modo è essenziale che le nostre vene e arterie rimangano pulite, che non ci siano depositi (placche aterosclerotiche) o restringimenti (inspessimento della parete dei vasi) o occlusioni (trombi) che impediscano al sangue di circolare correttamente. Leggi tutto “Arterie pulite”

I neutrofili: “spidercells” nel fenomeno dell’aterosclerosi

I am always the first to arrive on the scene of infection, the dark side can easily turn me against the human body that I protect. I live a short life, but when I fight during that short life, I fight the infection with all my might.

Una frase come questa è capace di conferire un’allure di eroismo anche a delle semplici cellule, tanto studiate in diversi ambiti della fisiopatologia e dell’immunologia. A rileggere una seconda volta, con attenzione, questa frase, è facile intuire che stiamo parlando di neutrofili.

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