A caccia di nuovi biomarcatori di aterosclerosi: il calcio carotideo

Le attuali linee guida per la prevenzione cardiovascolare raccomandano l’identificazione dei soggetti ad alto rischio attraverso il cosiddetto calcolo del rischio cardiovascolare globale. 

Purtroppo, è ormai ampiamente accettato che questi algoritmi predicono il rischio in modo subottimale e, nella migliore delle ipotesi, questi sono in grado di predire in modo corretto circa il 60-65% del rischio di sviluppare eventi vascolari. Spesso questi eventi sono registrati persino in individui che non presentano alcun fattore di rischio convenzionale.

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Un nuovo approccio per la cura delle malattie cardiovascolari

Eccomi di nuovo a raccontarvi quello che mi affascina del nuovo “pezzettino” di mondo, il vasto mondo della ricerca scientifica, che sto scoprendo in questo ultimo periodo. Ho deciso infatti di svolgere un periodo del mio dottorato all’estero, e più precisamente al Cardiovascular Epidemiological Unit (CEU) nel dipartimento di Public Health and Primary Care (PHPC) dell’University of Cambridge, sotto la supervisione di Brian Ference.

Il progetto che mi è stato affidato verte sull’ipotesi infiammatoria della malattia aterosclerotica cardiovascolare, le cui manifestazioni rappresentano una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, se non la prima.

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Una nuova frontiera nella cura dell’insufficienza cardiaca cronica

L’insufficienza cardiaca cronica rappresenta una delle principali cause di mortalità, morbilità e consumo di risorse nei paesi occidentali. Secondo le più recenti linee guida, la prevalenza è ad oggi attestata a circa 1-2% della popolazione adulta, questo dato supera il 10% nella popolazione con un’età maggiore di 70 anni e cresce in maniera esponenziale con l’età, raddoppiando a ogni decade, ed è in continuo aumento per l’invecchiamento generale della popolazione.

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Nuove opportunità per la comprensione delle malattie cardiovascolari

Mi chiamo Elena Olmastroni, ho una laurea magistrale in Biostatistica e sono iscritta al primo anno di dottorato in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche del DiSFeB. Attualmente svolgo la mia attività di ricerca presso il Servizio di epidemiologia e farmacologia preventiva (SEFAP), diretto da Alberico L. Catapano.

La genetica umana e la genetica statistica sono passate da settori relativamente oscuri a quelli tra i più entusiasmanti e discussi della scienza moderna. Questo perché nel tempo l’epidemiologia genetica, che studia i fattori genetici e la loro interazione con i fattori ambientali nella frequenza di malattie, è diventata un utile supporto all’epidemiologia osservazionale, che studia le caratteristiche delle malattie (frequenza, andamento, ecc.) a livello di popolazione, per comprendere gli aspetti ereditari delle patologie e la predisposizione individuale a queste, soprattutto in un’ottica di “cura personalizzata”.

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Che stress, che stress, che stress di giorno!

Nel mio precedente articolo siamo entrati nell’affascinante mondo del rapporto cuore-cervello introdotti dalle parole di Charlie Chaplin. Come ricordavamo di recente, accanto ai classici fattori di rischio cardiovascolare, ne sono stati aggiunti di nuovi tra cui le malattie neuropsichiatriche, i disturbi dell’umore e non da ultimo, lo stress. Tutti questi sono in grado non solo di accelerare l’inizio e la progressione delle malattie cardiovascolari, ma anche di modificarne la risposta ai trattamenti farmacologici.

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Quello che forse non tutti sanno sulla chemioterapia…

Il dolore neuropatico è una forma di dolore cronico causato da una disfunzione o da un danno a livello del sistema nervoso centrale o periferico. Tra le condizioni che portano allo sviluppo di dolore neuropatico c’è anche l’assunzione di farmaci chemioterapici. La maggior parte degli agenti antineoplastici comunemente utilizzati nella pratica clinica induce lo sviluppo di una polineuropatia caratterizzata da dolore di varia intensità, formicolio, bruciore, e torpore.

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Deficit di LCAT: studio dei meccanismi molecolari alla base del danno renale

Ciao a tutti! Mi chiamo Arianna Strazzella e sono al primo anno di dottorato in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche presso l’Università degli Studi di Milano. 

Durante il mio periodo di tesi ho avuto l’opportunità di lavorare nell’ambito delle dislipidemie e delle malattie genetiche rare del metabolismo lipidico al centro E. Grossi Paoletti dell’ospedale Niguarda, supervisionata da Laura Calabresi. 

Ho trovato molto affascinante l’argomento, al punto che, una volta conseguita la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ho deciso di proseguire in questo settore. 

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Mutazioni genetiche e trigliceridi plasmatici

L’Iperlipoproteinemia di tipo 1, conosciuta anche come Deficit familiare di lipoproteina lipasi (LPL) o  Chilomicronemia Familiare, è una malattia caratterizzata da un’alterata idrolisi dei trigliceridi che determina livelli estremamente alti di trigliceridi nel plasma (circa 880 mg/dL). I sintomi principali dell’Iperlipoproteinemia includono: grave dolore addominale, dolore colico, epatosplenomegalia, sindrome da iperviscosità, xantomi e lipaemia retinalis. Tuttavia, il sintomo maggiormente debilitante risulta essere l’insorgenza di pancreatite acuta, che colpisce circa il 30% dei pazienti.

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Analisi delle dislipidemie genetiche in Italia: lo studio Lipigen

Ciao a tutti, sono Marta Gazzotti; dopo la laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche e un periodo di lavoro in azienda farmaceutica, ho deciso di tornare in università per intraprendere il percorso di dottorato in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente svolgo la mia attività di ricerca presso il SEFAP (Servizio di epidemiologia e farmacologia preventiva), diretto da Alberico Catapano.

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La Filosofia di Ana: “…finché non vedi le tue splendide ossa.”

“Senti una voce che ti dice di farlo? Io sono la piccola voce… Io so tutto… Io sono la tua Ana”.

Cari lettori, mi chiamo Francesca Mottarlini, sono al primo anno di Dottorato in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche presso il DiSFeB dell’Università degli Studi di Milano e sono qui per presentarvi Ana.

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