Progetto BAT-NAN (BATteri e NANogocce): nanoparticelle, ossigeno e antibiotici, il “superfarmaco” per sconfiggere le infezioni

Le ferite sono un’interruzione di tutti gli strati che compongono la pelle, la barriera per eccellenza nei confronti di agenti provenienti dall’ambiente circostante. Alcuni fattori quali l’invecchiamento, il diabete o l’obesità possono rallentare e ostacolare il normale processo di guarigione, favorendo la cronicizzazione delle ferite.

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E se il nemico fosse dentro di noi?

Quando si parla di virus è immediato pensare alle infezioni esogene che più o meno frequentemente e con conseguenze estremamente variabili colpiscono il nostro organismo. Molto meno immediato è pensare che ciascuno di noi contiene all’interno del proprio genoma un numero elevatissimo di sequenze virali, che vengono anche trasmesse alla propria discendenza. Ci stiamo riferendo ai Retrovirus Endogeni Umani, o Human Endogenous Retroviruses (HERV), la cui scoperta risale alla fine degli anni ’60, ma che spesso vengono considerati alla stregua di “junk DNA”.

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Un fulmine a ciel sereno

Giovani, forti. Agli occhi dei tifosi, indistruttibili. Sembra impossibile che la loro vita possa finire proprio in campo. Eppure, non sono rari i casi di giovani atleti, al culmine della loro carriera, stroncati da morte improvvisa. Giovani controllati a livello medico e apparentemente in buona salute. Piermario Morosini, scomparso a 25 anni, è solo uno dei numerosi campioni segnato da questo destino. A fermargli il cuore, una patologia subdola, la Cardiomiopatia Aritmogena.

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Rapporto uomo e natura: cosa dobbiamo chiedere alla scienza?

Prima di raccontarvi di alcune nuove scoperte sul ruolo che un’antichissima pianta come il castagno potrebbe ricoprire per la nostra salute, vorrei condividere una breve riflessione personale sull’importanza della ricerca.

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I macrofagi nel morbo di Parkinson: un nuovo target terapeutico?

Sono Federica Mornata e, dopo la laurea in Farmacia nel 2016 ed uno stage in un centro di ricerca di un’importante azienda farmaceutica italiana, attualmente sono al termine del primo anno di Dottorato in Scienze Farmacologiche, Sperimentali e Cliniche presso il DiSFeB. Prima di iniziare a raccontarvi del mio progetto di ricerca vorrei invitarvi a pensare a quante persone conoscete direttamente o indirettamente che combattono con la malattia di Parkinson. Questa patologia infatti è la seconda malattia neurodegenerativa al mondo per incidenza ed è caratterizzata dalla perdita selettiva di neuroni preposti al controllo dei movimenti, determinando sintomi motori quali tremore a riposo, rigidità e bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici).

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Potenziale attività antitumorale delle HDL

Mi chiamo Eleonora Giorgio e sono una dottoranda al primo anno del corso di Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche all’Università degli Studi di Milano. Il cancro alla prostata è il tumore maggiormente diagnosticato negli uomini. L’opzione terapeutica d’elezione, ad oggi, è rappresentata dalla terapia di deprivazione degli androgeni (ADT) che causa la morte delle cellule tumorali androgeno-dipendenti. Tuttavia, queste cellule possono frequentemente evolvere verso un fenotipo androgeno-indipendente (CRPC), caratterizzato da un potenziale altamente proliferante, angiogenetico e metastatico. Poiché le opzioni terapeutiche per la CRPC sono limitate, è necessario individuare nuovi bersagli terapeutici.

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Neuroni e memoria: il ruolo dei recettori NMDA

Mi chiamo Luca Franchini, sono laureato in Farmacia all’Università di Bologna e ora sono dottorando al primo anno in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche presso il laboratorio di Farmacologia della Neurodegenerazione, coordinato da Monica Di Luca e Fabrizio Gardoni. Il mio interesse per la ricerca sperimentale nasce durante lo svolgimento della tesi che ho svolto con una borsa di studio presso il Karolinska Institutet di Stoccolma sui fattori di rischio per la malattia di Alzheimer. Ho quindi deciso di perseguire l’interesse per le neuroscienze dopo la laurea. Il progetto di ricerca a cui ho aderito prevede di investigare il ruolo della proteina Rabphilin-3A (Rph3A) nella plasticità sinaptica dell’Ippocampo.

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PCSK9 e Cuore: Nemici – Amici

Ciao a tutti, sono Lorenzo Da Dalt, laureato in Biotecnologie del Farmaco. Dopo questo traguardo ho deciso di continuare la carriera accademica: dapprima con una borsa di studio per giovani promettenti, poi attraverso il dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche, di cui ora sto terminando il primo anno. Attualmente lavoro nel Laboratorio lipoproteine, aterosclerosi e immunità, dove ci occupiamo di studiare l’aterosclerosi con tutte le sue sfaccettature, dalle più classiche, legate alle dislipidemie, a quelle più “moderne”, scoperte negli ultimi anni, legate alla componente infiammatoria e immunitaria.

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PCSK9 circolante ed aterosclerosi: una relazione ancora da chiarire

Sono Daniela Coggi, laureata in Farmacia e sto terminando il primo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Tra le attività svolte quest’anno, mi sono occupata di uno studio volto a valutare la relazione tra la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9, anche nota come PCSK9, e la patologia aterosclerotica sia clinica che subclinica.

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Nuove frontiere per la cura dell’Alzheimer

Il mio nome è Sebastien e sono uno studente di dottorato all’interno del programma SyDAD (Synaptic Disfunction in Alzheimer’s Disease) del progetto Marie Sklodwska Curie Horizon 2020.

Siamo un gruppo di 15 “early stage researchers” sparsi in tutta Europa, in laboratori sia accademici che privati. Durante la mia formazione ho avuto la possibilità di lavorare a Milano, presso il laboratorio della rinomata professoressa Monica Di Luca. Il mio progetto consiste nello sviluppare e testare una strategia innovativa per ri-bilanciare il modo in cui i neuroni processano specifiche proteine e dunque migliorano la risposta cognitiva in modelli di Alzheimer. Questo studio sarà quindi una base per il futuro sviluppo di nuovi farmaci. Infine, grazie al programma SyDAD, ho recentemente avuto l’opportunità di testare un’ipotesi sull’attività elettrica dei neuroni, durante un periodo di 8 mesi trascorso nell’azienda Janssen Pharmaceutica in Belgio.

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