I frutti di sommacco per le infiammazioni cutanee, dalla tradizione alla moderna fitoterapia

Mi chiamo Saba Khalilpour, studentessa di dottorato presso il laboratorio di Farmacognosia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano. Durante la mia formazione ho conseguito un master in Farmacologia presso l’Università delle Scienze della Malesia, a Penang nel 2015, mentre dal 2017 mi sono unita al laboratorio di Farmacognosia del Prof. Mario dell’Agli. Il mio progetto di dottorato riguarda lo studio dell’attività anti-infiammatoria a livello cutaneo di alcuni estratti di sommacco (Rhus coriaria L.), una pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae.

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Nanoparticelle, affascinanti e misteriosi vettori

Negli ultimi 60 anni le nanotecnologie hanno rappresentato uno dei maggiori punti di evoluzione in ogni ambito di ricerca; basti pensare alle dimensioni dei personal computer, con le loro miriadi di piccoli componenti che svolgono ogni giorno miliardi di diverse funzioni, che dall’occupare una stanza sono passati a stare nel palmo di una mano.

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Proteine polmonari come spie di patologie cardiache

Sono Emanuele Spadafora, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche ed ora al secondo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Durante il mio percorso di ricerca sto focalizzando l’attenzione sul ruolo del surfattante polmonare di tipo B (SP-B), un complesso fondamentale per evitare il collasso degli alveoli polmonari, come possibile marcatore diagnostico e prognostico nella progressione dello scompenso cardiaco.

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Il contributo delle lucciole per comprendere la malattia di Parkinson

“C’era una volta una Lucciola, un Malato, un Mago Buono e un Male Cattivo in un villaggio pieno di gente.  Il Male Cattivo rubava la capacità di camminare, di abbracciare e le espressioni del viso dagli adulti del villaggio. I figli disperati si rivolsero al Mago Buono che velocemente inventò una pozione che riusciva ad alleviare i sintomi ma non sconfiggeva il Male. Il Mago aveva però capito che il Male si annidava nella parte più nascosta del cervello, dove anche i suoi occhi magici erano ciechi. Allora gli venne un’idea, chiese alla Lucciola di regalagli un po’ di luce perché passando attraverso il corpo potesse illuminare le zone buie. Questo gli permise di guardare attraverso il corpo come se fosse stato trasparente e così il Mago riuscì a capire in che modo il Male si insediava nel cervello e gli vennero molte idee su come sconfiggerlo”.

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Il cuore e la mente, che grande enigma!

Sono Leonardo Sandrini, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche, e attualmente frequento il secondo anno del dottorato in Scienze farmacologiche sperimentali e cliniche presso La Statale di Milano.

Il titolo del mio post prende spunto da un dialogo tratto dal film Luci della ribalta, di Charlie Chaplin del 1952. Calvero, protagonista del film, usa questa frase per descrivere il mistero che avvolge l’origine delle passioni umane, così ho deciso di prenderla in prestito per introdurre l’argomento del mio percorso di dottorato: il rapporto cuore-cervello nelle malattie cardiovascolari. Come già descritto da alcuni colleghi, malattie cardiovascolari e disturbi neuropsichiatrici e comportamentali rappresentano oggi patologie con un elevato impatto socio-economico, essendo tra le principali cause di mortalità e morbidità. Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse nella relazione tra malattie della sfera psichiatrica-comportamentale e quelle cardiovascolari. Se infatti la presenza di uno o più fattori di rischio tradizionali come elevati livelli di pressione, colesterolo, glicemia e abitudine al fumo sembravano sufficienti a spiegare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari, recenti studi hanno stabilito come il 25% dei pazienti affetti non presenti questi fattori di rischio.

Partendo da questi dati, numerosi studi hanno dimostrato come stress e malattie neuropsichiatriche associate ad esso, come la depressione, possano rientrare a pieno titolo nella categoria dei fattori di rischio cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno evidenziato che la presenza concomitante di malattie neuropsichiatriche e cardiovascolari peggiora il quadro clinico dei pazienti andando ad influire tra l’altro sul successo delle terapie farmacologiche tradizionali, che spesso risultano inefficaci nel trattamento di questi casi.

Fin dall’antichità si era compreso come cuore e psiche fossero strettamente legate tra loro tanto da indurre il filosofo Platone a ipotizzare una correlazione tra cuore e cervello. Se però ci pensiamo bene le dimostrazioni del rapporto cuore-cervello sono note a tutti noi: chi di noi, ad esempio, non ha sentito accelerare il proprio battito cardiaco in seguito ad un’emozione, positiva o negativa che fosse?

Riprendendo questa antica idea e partendo da queste semplici osservazioni la ricerca durante lo scorso secolo è riuscita a comprendere i meccanismi di base che regolano questa interazione. A seguito di uno stimolo esterno, il sistema nervoso centrale attiva il sistema adrenergico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene rilasciando messaggeri chimici, detti neurotrasmettitori. Queste molecole agiscono a livello cardiovascolare determinando l’alterazione transitoria di alcuni parametri come pressione o ritmo cardiaco ma anche su vie molecolari come la cascata della coagulazione. Tuttavia nel caso in cui vi sia un aumento persistente nel rilascio di neurotrasmettitori, come accade in condizioni di stress cronico, le alterazioni possono costituire la base per l’insorgenza e la progressione delle patologie cardiovascolari alterando meccanismi molecolari interni ad ogni singola cellula ancora sconosciuti.

Alla luce di tutto ciò, il progetto di dottorato a cui sto lavorando si pone come obiettivo quello di comprendere quali siano questi meccanismi molecolari comuni alla base delle patologie neuropsichiatriche-comportamentali e cardiovascolari. L’obiettivo a lungo termine del progetto è l’individuazione di questi nuovi bersagli, che un giorno potrebbero diventare l’obiettivo di nuovi trattamenti farmacologici utili a contrastare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari in associazione a quelle neuropsichiatriche e comportamentali.

Stress che lasciano il segno

Ogni stress lascia un’indelebile cicatrice, l’organismo paga questo diventando un po’ più vecchio dopo una situazione di stress.

H. Selye, 1956

Dopo questa citazione, mi presento: sono Maria Serena Paladini, al secondo anno di dottorato in Scienze farmacologiche sperimentali e cliniche. Ho deciso di iniziare questo percorso dopo una laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche e qualche mese all’estero, dove ho capito che un dottorato di ricerca poteva essere la strada giusta per iniziare ad addentrarmi nell’affascinante mondo della scienza, così vasta e sorprendente da meravigliarmi sempre. Leggi tutto “Stress che lasciano il segno”

Nuovi approcci terapeutici al dolore neuropatico

Mi chiamo Giorgia Moschetti e sono una studentessa del secondo anno di dottorato presso il laboratorio di Paola Sacerdote. L’interesse principale del laboratorio è quello di studiare i meccanismi fisiopatologici alla base dello sviluppo di dolore neuropatico e di trovare nuovi approcci terapeutici per la sua cura. Leggi tutto “Nuovi approcci terapeutici al dolore neuropatico”

EDU.RE.DRUG: studiare e ottimizzare la pratica prescrittiva

Mi chiamo Federica Galimberti e, dopo essermi laureata in Chimica e tecnologia farmaceutiche, ho deciso di intraprendere un percorso post-laurea presso La Statale di Milano; ora sono al secondo anno di dottorato in Scienze farmacologiche sperimentali e cliniche e, in particolare, sono un membro del SEFAP, il Servizio di epidemiologia e farmacologia preventiva, diretto da Alberico Catapano. Leggi tutto “EDU.RE.DRUG: studiare e ottimizzare la pratica prescrittiva”

Biologia molecolare delle dislipidemie

Mi chiamo Margherita Botta e mi sono laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche all’Università del Piemonte Orientale di Novara, dopo un anno di borsa di studio Giovani promettenti presso la Statale di Milano ho iniziato il mio percorso di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche.

Il primo anno di dottorato l’ho svolto presso il gruppo di Alberto Corsini in collaborazione con Massimiliano Ruscica, che  si occupa dello studio dei meccanismi molecolari alla base della sindrome metabolica. Il mio progetto di dottorato riguarda infatti lo studio di un possibile collegamento tra adipochine e la proteina PCSK9 (proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9), la cui over-espressione è associata a una condizione di ipercolesterolemia. Leggi tutto “Biologia molecolare delle dislipidemie”

Disfunzione sinaptica nella malattia di Alzheimer

Mi chiamo Lina Vandermeulen e sono di Amsterdam, Olanda. Al momento sono al terzo anno di dottorato presso il dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari della Statale. Lavoro nel laboratorio di Monica Di Luca, nel quale ci focalizziamo sulla farmacologia delle malattie neurodegenerative. Inoltre, sono una tra i 15 early stage researcher (ESR) del programma SyDAD, sponsorizzato dal progetto europeo Horizon 2020 Marie Sklodowska Curie. SyDAD è l’acronimo di Synaptic Disfunction in Alzheimer Disease (disfunzione sinaptica nella malattia di Alzheimer), e, insieme ai 15 ESR, distribuiti in 6 diversi centri in Europa, stiamo studiando nuove strategie per comprendere e curare le disfunzioni sinaptiche che si riscontrano nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Con le collaborazioni rese possibili grazie a questo finanziamento europeo, siamo in grado di utilizzare in modo strategico le conoscenze e gli strumenti dei laboratori afferenti al progetto e di compiere passi avanti nella ricerca di una cura per l’Alzheimer e nella comprensione dei meccanismi che sono alla base di questa patologia. Leggi tutto “Disfunzione sinaptica nella malattia di Alzheimer”