(In)to the bone: fino all’osso

Racconto di una storia

Clara: Ciao.
Ana: Eccoti finalmente, ti stavo aspettando. 
Clara: Non so cosa fare, non so da dove iniziare, ma so che devo. Devo?
Ana: Certo che devi, è il momento. Sono qui per te, parlami. 
Clara: Mamma mi dice che sono perfetta, ma non è vero, è una bugia, solo tu lo sei. Voglio diventare come te. Dimmi cosa fare
Ana: Tua madre non sa, non si deve permettere. Ti guido io, e sarai perfetta. Ascoltami!!

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RNA e DNA potrebbero esistere grazie alle proprietà dei cristalli liquidi

Oggi è sufficiente prendere in mano il proprio smartphone o fissare una televisione per osservare dei cristalli liquidi. Le proprietà di questi materiali sono infatti perfette per produrre display con colori brillanti e rapidi tempi di risposta.

Ma cosa contraddistingue un cristallo liquido da un convenzionale liquido e da un cristallo?

Come il nome stesso suggerisce, il cristallo liquido è uno stato della materia che esibisce delle proprietà intermedie tra liquido e cristallo: può fluire come il primo ma le sue molecole non sono del tutto “disordinate”. In un cristallo liquido, come in un cristallo, esiste un certo grado di ordine che può essere osservato e che si riflette in peculiari proprietà ottiche, come la birifrangenza: la capacità di modificare la velocità della luce a seconda del suo stato di polarizzazione.

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Ginkgo biloba L.: un ventaglio inesauribile di scoperte

Come testimonia la sessione attualità dell’Agenzia Italiana del Farmaco, le sostanze naturali sono ancora oggi una fonte preziosissima per la scoperta di nuovi farmaci. Basti pensare che le statine e diversi agenti antibiotici e antitumorali attualmente in uso hanno origine naturale. 

Solo il 5-10% delle 250’000-500’000 specie di piante superiori sono state studiate per il loro effetto farmacologico. Quindi il regno vegetale rappresenta un ventaglio enorme di molecole ancora inesplorate. Un ventaglio che prende letteralmente forma nella foglia del Ginkgo (Ginkgo biloba L.), tanto antico da affondare le radici nelle origini della fitoterapia. 

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Citrus bergamia, oro verde della Calabria

Oggi vi parlo dei possibili effetti benefici di un agrume che appartiene alla mia terra d’origine: il bergamotto.

Il bergamotto è un agrume che cresce nel sud della Calabria, tra il territorio della Locride e Reggio. Il suo nome deriva da una parola turca che significa “pera” per via della forma simile a questo frutto. Il bergamotto è anche definito “oro verde” per le sue straordinarie proprietà utilizzate nelle industrie dei profumi ed in farmaceutica.

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Ruolo della proteina RNF10 nelle malattie neurodegenerative

L’attività del sistema nervoso è strettamente dipendente dalla comunicazione tra le cellule nervose, i neuroni. È ben noto che questo processo avviene a livello di strutture specializzate che risiedono lungo i prolungamenti neuronali e che prendono il nome di sinapsi. L’interazione tra un neurotrasmettitore e i propri recettori sinaptici induce una serie di eventi intracellulari, che determinano anche sintesi di nuovi recettori e il loro posizionamento nelle sinapsi.

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Glicosuria (glucosio nelle urine) per ridurre l’iperglicemia

Sono Chiara Macchi assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari di Milano. Nell’ambito del Dottorato di Ricerca ho trascorso 15 mesi presso il laboratorio di Mary-Elizabeth Patti -nel Joslin Diabetes Center di Boston – le cui ricerche sono principalmente focalizzate sulla patogenesi molecolare del diabete di tipo 2. Tale patologia, che ad oggi colpisce milioni di persone, è caratterizzata dalla presenza nel sangue di valori elevati di glicemia ed è proprio questo l´aspetto di cui mi sono occupata.

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Alla ricerca di nuovi approcci per il trattamento del tumore prostatico

Buongiorno a tutti, sono Eleonora Giorgio, attualmente lavoro come dottoranda al Centro Enrica Grossi Paoletti con Monica Gomaraschi, presso l’ospedale di Niguarda, nel laboratorio di Laura Calabresi.

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PCSK9: come una proteina influenza colesterolo e diabete

Ciao a tutti, come avete visto nel mio post precedente mi occupo di studiare il ruolo di questa proteina, PCSK9, e della sua mancanza a livello di diversi organi. Oggi volevo approfittare di questo post per condividere con voi questo bellissimo traguardo che, come gruppo, siamo riusciti a realizzare. Infatti, recentemente la prestigiosa rivista European Heart Journal dell’European Society of Cardiology ha pubblicato un nostro lavoro, sviluppato interamente all’interno del nostro Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari (DiSFeB),dipartimento di eccellenza dell’Università Statale di Milano. In questo lavoro abbiamo voluto approfondire e chiarire la relazione tra PCSK9 (Proprotein Convertase Subtilisin/Kexin Type 9) e l’insorgenza di diabete.

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Nuove basi molecolari per le malattie neurodegenerative

Il sistema nervoso è senza dubbio molto complesso sia da un punto di vista anatomico che funzionale. Le nostre capacità cognitive derivano da un’intensa e fitta rete di connessioni tra neuroni, le cosiddette sinapsi. Le sinapsi possono essere modificate qualitativamente e quantitativamente mediante la cosiddetta plasticità sinaptica, cioè meccanismi di adattamento nella trasmissione nervosa, che rendono perciò tali strutture altamente dinamiche.

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Cosa hai in testa?

Mutazioni a carico del gene della glucocerebrosidasi, oltre a causare la malattia di Gaucher, aumentano la probabilità di contrarre la malattia di Parkinson.  La glucocerebrosidasi è un enzima che svolge la sua attività nel sistema digerente della cellula, i lisosomi. Questi ultimi sono responsabili della degradazione delle proteine danneggiate presenti nelle cellule e delle molecole e macromolecole ingerite. Disfunzioni a livello di tali organelli comportano un accumulo di scarti tossici e possono favorire l’aggregazione di proteine patogeniche, come l’alfa-sinucleina, una proteina che si trova in abbondanza in forma aggregata nei neuroni dei malati di Parkinson.  

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