L’anoressia in una stanza

L’anno 2020 porta la firma del Covid-19, un virus che ha scosso la popolazione mondiale colpendo prepotentemente sia soggetti vulnerabili che non. La pandemia ha manifestato (e continua a farlo) conseguenze indubbiamente gravi, alcune visibili ed altre meno. Una delle conseguenze meno visibili, non strettamente legate alla sintomatologia dell’infezione virale, è l’effetto che una reclusione forzata imposta dai governi durante il lockdown per ridurre il contagio può avere su persone affette da disturbi del comportamento alimentare, in particolare su pazienti affette da anoressia nervosa (AN).

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Anoressia nervosa: storia di un bastone e una carota

Chi non ha mai sentito parlare del compromesso tra bastone e carota per ottenere qualcosa? 

Potrebbe sembrare riduttivo paragonare una malattia psichiatrica, quale è l’anoressia nervosa, a questa metafora, ma in realtà è proprio quello che accade quando si ha a che fare con un disturbo del comportamento alimentare come questo. 

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(In)to the bone: fino all’osso

Racconto di una storia

Clara: Ciao.
Ana: Eccoti finalmente, ti stavo aspettando. 
Clara: Non so cosa fare, non so da dove iniziare, ma so che devo. Devo?
Ana: Certo che devi, è il momento. Sono qui per te, parlami. 
Clara: Mamma mi dice che sono perfetta, ma non è vero, è una bugia, solo tu lo sei. Voglio diventare come te. Dimmi cosa fare
Ana: Tua madre non sa, non si deve permettere. Ti guido io, e sarai perfetta. Ascoltami!!

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La Filosofia di Ana: “…finché non vedi le tue splendide ossa.”

“Senti una voce che ti dice di farlo? Io sono la piccola voce… Io so tutto… Io sono la tua Ana”.

Cari lettori, mi chiamo Francesca Mottarlini, sono al primo anno di Dottorato in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche presso il DiSFeB dell’Università degli Studi di Milano e sono qui per presentarvi Ana.

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