Poche ma fondamentali: le TSCM di memoria in HIV/AIDS

HIV/AIDS, dopo quarant’anni dalla sua scoperta, continua ad essere un problema di salute pubblica globale. Sebbene la ricerca scientifica abbia prodotto delle classi di farmaci utilizzate in combinazione come terapia antiretrovirale (ART), ancora non è possibile eliminare completamente il virus se si viene contagiati. 

I problemi non derivano dalla replicazione attiva del virus, che viene soppressa dalla terapia. Al contrario, è l’infezione latente che HIV instaura nei linfociti T CD4 helper di memoria a costituire l’ostacolo maggiore contro l’eradicazione. I CD4 helper sono i maestri d’orchestra del sistema immunitario e hanno tra le loro fila cellule effettrici (che combattono attivamente i patogeni) e cellule di memoria (che si ricordano di infezioni passate per essere più preparati al prossimo incontro). Queste ultime sono in grado di sopravvivere, in uno stato di quiescenza, per decenni. Anche se infettate con il virus. Una caratteristica di per sé utilissima nel caso di cellule che devono ricordarsi di un microbo che ha attaccato il corpo umano, ma diviene uno svantaggio se proprio queste cellule vengono infettate silentemente da HIV. 

Recentemente si è aggiunta una sottopopolazione al club della memoria immunitaria che è stata nominata T stem-cell memory (TSCM). Scoperte nel 2012 in modelli animali, queste cellule fanno parte anche del repertorio del sistema immunitario umano. Dal nome è chiaro come abbiano caratteristiche di staminalità e una longevità molto pronunciata. Così come le altre cellule di memoria, le TSCM sono in grado di ricordarsi di un’infezione passata e reagire prontamente se dovessero rincontrare lo stesso patogeno. Nonostante ricoprano una percentuale molto irrisoria della torta linfocitaria, se infettate in maniera latente da HIV possono rimanere silenti per molto, troppo tempo, rendendo ancora più difficile il compito di eliminare il virus dal corpo. 

I ricercatori si stanno concentrando sulla caratterizzazione di questo nuovo subset unendo pezzi di puzzle da vari campi di ricerca, dall’immunologia alla biologia molecolare fino alla virologia. L’obiettivo è quello di descrivere gli aspetti comuni che le TSCM hanno con gli altri subset di memoria e di comprendere come utilizzare la loro longevità a favore della lotta contro il virus. Se fino ad ora la strategia principale investigata era quella di riattivare il virus latente per poi eliminarlo grazie ai farmaci, ora questi nuovi orizzonti indicano come la soluzione potrebbe essere l’esatto opposto: controllare ed ammaestrare il virus latente in quelle cellule – le TSCM – che potrebbero essere troppo difficili da risvegliare con gli strumenti ad oggi disponibili. Se non devi svegliare il cane che dorme, fa’ in modo che dorma sonni profondi.

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