Cellule Natural Killer: amiche o nemiche dell’aterosclerosi?

Ciao a tutti. Mi presento, sono Jasmine Nour e dopo aver conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie del Farmaco, ho deciso di continuare il mio percorso nella ricerca con il corso di dottorato in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche di Unimi, di cui ora frequento il secondo anno. Tra gli obiettivi di ricerca del laboratorio di Lipoproteine, Immunità e Aterosclerosi di cui faccio parte, rientra lo studio del ruolo di diversi attori del sistema immunitario nello sviluppo e nella progressione di malattie cardio-metaboliche, quali l’aterosclerosi.

Questa in particolare è una patologia cronica in cui l’ostruzione dei vasi per il progressivo accumulo di lipidi può portare nel tempo allo sviluppo di diverse malattie cardiovascolari, come l’infarto o l’ictus, che sono tra le principali cause di mortalità a livello globale. 

Perché quindi studiare l’immunità nell’aterosclerosi?

L’aterosclerosi si presenta in realtà come una malattia immuno-infiammatoria, come testimoniato dal richiamo nella lesione di cellule immunitarie, la cui attivazione ne influenza la progressione, giocando un ruolo cruciale anche sul grado di infiammazione sistemica. È, quindi, di fondamentale importanza comprendere i meccanismi alla base del coinvolgimento delle cellule immunitarie nella patologia, così da poter mettere a punto delle terapie mirate.

Infatti, sebbene attualmente siano disponibili farmaci in grado di ridurre i livelli di colesterolo circolante per prevenire gli eventi cardiovascolari, è stato riscontrato un certo rischio residuo. In parallelo, strategie per ridurre l’infiammazione hanno mostrato, sia in studi sperimentali sia clinici, un effettivo protettivo contro la progressione della patologia, e potrebbero costituire un ulteriore aiuto per il paziente. Tuttavia, è necessario approfondire le conoscenze in merito per la messa a punto di trattamenti adeguati, che potrebbero essere somministrati in modo da ridurre sempre di più il rischio di sviluppare malattia.

Proprio in questo contesto, parte del mio lavoro si è focalizzato sullo studio di cellule Natural Killer, o NK, nella malattia aterosclerotica. Le NK sono cellule linfoidi innate in grado di riconoscere prontamente cellule anomale, risultando così essenziali nella difesa contro le infezioni virali e nella risposta antitumorale. 

Perché studiare proprio le cellule natural killer? 

Il nostro interesse è nato da osservazioni cliniche: nell’uomo le NK di solito costituiscono il 15% di tutte le cellule immunitarie in circolo, ma questa percentuale aumenta significativamente in pazienti con aterosclerosi avanzata. In linea con questi dati, nel nostro laboratorio abbiamo potuto osservare un simile effetto anche in modelli sperimentali di aterosclerosi, in cui, in particolare, abbiamo riscontrato un aumento di NK mature, note per la loro elevata attività citotossica. 

Ma quindi, le NK hanno un ruolo nella malattia o il loro aumento è solo una conseguenza dell’infiammazione sistemica che si osserva con l’avanzare della patologia? Proprio per rispondere a questa domanda, ci stiamo avvalendo di un modello sperimentale di aterosclerosi che presenta NK circolanti a livelli più elevati, caratterizzate anche da un’aumentata attività citotossica, grazie alla mancanza di un gene che funge da loro regolatore, ossia il recettore 8 per l’interleuchina 1 (IL-1R8).  

Grazie a questo studio speriamo di poter comprendere meglio il ruolo di queste cellule immunitarie nello sviluppo e nella progressione della malattia aterosclerotica, così da contribuire a chiarire il coinvolgimento del sistema immunitario, che sappiamo essere essenziale per arrivare a trattare al meglio i pazienti affetti da questa patologia. 

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