Sensibilità: non solo questione di carattere

Non piangere in continuazione!” 
Sei troppo fragile, reagisci!” 
“Che lagna!” 

Quante persone si sono sentite rivolgere queste frasi? Quante hanno sofferto perché non si sentivano capite da chi le circondava? Quante, invece, non si sono mai trovate a proprio agio in alcuni luoghi? 

È molto probabile che chiunque sia in grado di rispondere positivamente a queste domande faccia parte del 20% di individui con una sensibilità superiore alla media, anche detti soggetti altamente sensibili o ipersensibili. 

Ma, facciamo un passo indietro… per sopravvivere e prosperare nel mondo, gli organismi viventi hanno dovuto attingere dalle risorse presenti nell’ambiente, si pensi, ad esempio, al cibo, ai ripari per proteggersi dai predatori, ma necessitavano anche del supporto collettivo da parte del gruppo in cui vivevano. Infatti, gli animali e gli esseri umani sono in grado di percepire, processare, reagire e adattarsi a degli specifici elementi dell’ambiente, siano essi di tipo fisico o sociale. Per questo motivo, durante l’evoluzione, si sono sviluppate numerose varianti genetiche: queste hanno indotto negli uomini, oltre che cambiamenti nel colore degli occhi o della pelle, anche differenze nella sensibilità e nella reattività nei confronti dell’ambiente che li circonda. 

Ma quindi, cosa si intende per persone altamente sensibili? Che cos’è l’ipersensibilità? 

Studiata dagli anni Ottanta in California dal gruppo della dottoressa Elaine Aron, l’ipersensibilità è definita come un tratto genetico ed ereditario, caratteristico e immodificabile e che, intersecandosi con il carattere individuale, con la storia personale e con l’ambiente culturale in cui il soggetto è immerso, contribuisce ad influenzare l’esperienza dell’individuo nel mondo e guida le sue relazioni sociali. La maggiore profondità di elaborazione degli stimoli, soprattutto di tipo sociale, rende le persone altamente sensibili particolarmente permeabili, dal punto di vista emotivo, alle situazioni che le circondano.

Un modo semplice per descrivere questo tratto caratteriale è tramite l’utilizzo dell’acronimo D.O.E.S.:

D sta per depth of processing che può essere tradotto come profondità dell’elaborazione. Le persone altamente sensibili, infatti, osservano e riflettono per molto tempo prima di agire, in modo più o meno conscio.

O come overarousability overstimulated. Le persone altamente sensibili tendono a prestare maggiore attenzione a qualsiasi dettaglio e particolare dell’ambiente in cui si trovano e delle persone che le circondano. Questo aspetto può sembrare un superpotere, tuttavia può portare ad essere costantemente sopraffatti dai propri pensieri e percepire alti livelli di stress, che, se non tenuto sotto controllo, diventa deleterio per chi lo vive. 

E sta per dare emphasis (enfasi) a qualsiasi reazione emotiva e nell’avere una forte empathy (empatia) nei confronti degli altri, per questo motivo le persone ipersensibili tendono a sentire intensamente le emozioni altrui e ad agire di conseguenza per farle sentire a proprio agio. 

Ed infine, S come sensitive to subtleties, cioè essere estremamente attenti ai piccoli dettagli, i quali possono essere impercettibili cambiamenti di colore, di odore nell’ambiente in cui si trovano come anche variazioni nelle sensazioni interiori e nelle emozioni (vissuti personali, elementi dell’esperienza interpersonale, vissuti dell’altra persona…). 

Da un punto di vista delle esperienze vissute, studi suggeriscono che le persone ipersensibili che hanno trascorso un’infanzia ricca e stimolante siano state in grado di raggiungere i propri obiettivi in modo particolarmente eccezionale e positivo. Coloro, invece, che hanno avuto un’infanzia travagliata sono risultate molto più a rischio di sviluppare psicopatologie, dipendenze e problemi comportamentali sia nell’infanzia che successivamente nella vita adulta. Dunque, essere soggetti ipersensibili ha anche i suoi costi. 

In questo contesto, grazie ad un finanziamento della comunità europea (ERANID, European Research Area Network on Illicit Drugs) e supportati dal Dipartimento delle Politiche Antidroga, il Consorzio europeo di cui facciamo parte è interessato ad approfondire lo studio dei meccanismi neurobiologici alla base di questo tratto caratteriale, tutt’oggi ancora poco studiato. Inoltre, l’obiettivo dei nostri studi è verificare se la condizione di ipersensibilità possa essere un ponte verso i disordini psichiatrici, in particolare ci stiamo occupando di investigare, in questi soggetti ipersensibili, i cambiamenti cerebrali potenzialmente responsabili dell’insorgenza dei comportamenti compulsivi di ricerca e consumo delle droghe.

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