Il ruolo dell’ippocampo nell’apprendimento osservazionale (o sociale)

Mi chiamo Filippo La Greca e sono un dottorando al secondo anno in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche, presso il Laboratorio di Farmacologia della Neurodegenerazione coordinato da Monica Di Luca e da Fabrizio Gardoni. Nella mia ricerca mi occupo principalmente dello studio dei comportamenti sociali, tutto ciò che riguarda la nostra società e il nostro vivere insieme, e dei meccanismi neurali e biomolecolari che vi sono al di sotto. Il mio progetto di dottorato, in particolare, prevede lo studio del ruolo dell’ippocampo, un’area cerebrale chiave per l’apprendimento e la memoria, in un comportamento sociale che viene definito “apprendimento osservazionale” o “apprendimento vicario”, avvalendomi della guida di Diego Scheggia, membro del nostro laboratorio.

L’apprendimento osservazionale o vicario è quell’apprendimento che si realizza tramite e per mezzo dell’osservazione degli altri: è la possibilità di imparare un’attività, un comportamento, perfino un’emozione attraverso l’altro che ci sta davanti. È un tipo di apprendimento particolarmente sofisticato che molti studiosi ritengono alla base della nostra società e del nostro vivere comune. L’apprendimento osservazionale è un tipo di apprendimento principalmente sociale perchè l’altro o gli altri individui sono il nostro maestro/i ancor prima della nostra esperienza personale.

Nessuno studio finora si è focalizzato sull’apprendimento osservazionale in un contesto prettamente sociale, in cui viene trasferito dall’altro a noi un comportamento e/o una conoscenza esclusivamente di natura sociale. Il mio obiettivo è quello di studiare l’apprendimento osservazionale nella “cornice” del comportamento altruista/altruistico e di far luce sui meccanismi biomolecolari e neurali alle sue spalle. Il comportamento altruista consiste nell’aiutare, andare incontro, promuovere il benessere dei nostri conspecifici (e non) in difficoltà spesso sacrificando qualcosa di nostro. Il fatto che comportamenti sociali come l’altruismo possano essere appresi tramite l’osservazione degli altri è ancora in dubbio, così come i meccanismi regolatori.

L’ippocampo viene considerato una struttura fondamentale non solo per l’apprendimento (e la memoria) di tipo cognitivo, per lo più spaziale, ma anche per quello sociale. Infatti, l’ippocampo sarebbe in grado di mappare e assegnare un valore al contesto e alle caratteristiche sociali che circondano l’individuo durante il suo agire.

Il nostro laboratorio si occupa da anni dello studio dell’ippocampo e delle sue funzioni principali, come l’apprendimento e la memoria sia in contesti fisiologici che di malattia. Durante questo studio, il nostro laboratorio ha identificato una proteina molto espressa nell’ippocampo e che avrebbe un ruolo chiave nella funzionalità dello stesso. Tale proteina si chiama Ring Finger Protein 10 (RNF10) ed è fondamentale per il collegamento e il passaggio di informazioni tra la sinapsi: luogo d’elezione per la comunicazione fra neuroni e il nucleo del neurone: sede delle principali modificazioni strutturali e non strutturali durante questa comunicazione.

Tale collegamento a sua volta è indispensabile per modificazioni di lunga durata e sostenute, che spesso sono alla base di forme avanzate di apprendimento di cui l’ippocampo si fa carico. L’apprendimento osservazionale del comportamento altruista potrebbe rientrare in quest’ultima categoria e quindi dipendere strettamente dall’ippocampo e da proteine chiave nella funzionalità ippocampale, come RNF10.

Sulla base di queste premesse, il mio progetto di dottorato prevede la valutazione dell’ippocampo durante l’apprendimento osservazionale del comportamento altruista e lo studio della proteina RNF10 durante questo tipo di apprendimento, quando i livelli ippocampali della stessa vengono alterati. L’obiettivo è di far luce sul ruolo chiave che l’ippocampo e/o i fattori ippocampali (in questo caso la proteina RNF10) potrebbero avere nell’apprendimento osservazionale di natura sociale. Ciò potrebbe aprire a nuovi interventi e/o terapie in situazioni come neuropatologie dove l’apprendimento attraverso gli altri risulta spesso compromesso, andando a intaccare significativamente la qualità della vita dell’individuo e il suo vivere in società.

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