Spezie camerunensi per i disturbi gastrici: uno studio etnofarmacologico

L’impiego delle piante a scopo salutistico è testimoniato fin dall’antichità. Ancora oggi più della metà della popolazione mondiale si rivolge a rimedi tradizionali a base di erbe come primo rimedio in caso di necessità, in particolare nei paesi in via di sviluppo. L’etnofarmacologia è un campo in rapida espansione, definibile come il punto di incontro tra etnomedicina e farmacologia. Nella sua moderna concezione questa disciplina si focalizza sulla ricerca di efficacia e sicurezza di rimedi tradizionali, impiegati in specifici contesti geografici e culturali, al fine di gettare le basi scientifiche dell’impiego medicinale nell’uomo. Per sua natura l’etnofarmacologia è un campo di studio altamente interdisciplinare, che richiede competenze nel campo farmacologico, medico, botanico, chimico, ma anche storico, antropologico e ambientale. 

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Il ruolo dell’ippocampo nell’apprendimento osservazionale (o sociale)

Mi chiamo Filippo La Greca e sono un dottorando al secondo anno in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche, presso il Laboratorio di Farmacologia della Neurodegenerazione coordinato da Monica Di Luca e da Fabrizio Gardoni. Nella mia ricerca mi occupo principalmente dello studio dei comportamenti sociali, tutto ciò che riguarda la nostra società e il nostro vivere insieme, e dei meccanismi neurali e biomolecolari che vi sono al di sotto. Il mio progetto di dottorato, in particolare, prevede lo studio del ruolo dell’ippocampo, un’area cerebrale chiave per l’apprendimento e la memoria, in un comportamento sociale che viene definito “apprendimento osservazionale” o “apprendimento vicario”, avvalendomi della guida di Diego Scheggia, membro del nostro laboratorio.

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Dalla depressione all’infiammazione

La depressione è molto più che un disturbo cerebrale, colpisce tutto il corpo poiché aumenta il rischio di: malattie cardiache, ipertensione, ictus, diabete e cancro, solo per citare alcuni esempi. Queste conseguenze aggiungono ancora più complessità alla malattia, per la quale possiamo solo ipotizzare una complessa interazione tra ambiente, genetica e sistema immunitario. La scoperta che gli antidepressivi portano ad un aumento dei neurotrasmettitori, come la serotonina il noto come “ormone della felicità”, ha inizialmente supportato la teoria che il deficit di alcuni ormoni porti alla depressione. 

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