Vaccini ad mRNA

L’infezione da coronavirus SARS-CoV2 ha tracciato durante l’intero corso del 2020 una pandemia che non ha risparmiato nessuno dei continenti, causando la morte di oltre 1,6 milioni di persone (Dicembre 2020) in tutto il mondo e segnando una grave crisi socio-sanitaria in grado di mettere a dura prova le più grandi economie mondiali. 

Come ormai noto dalle pagine di cronaca, l’infezione da SARS-CoV2 provoca una sindrome respiratoria acuta denominata COVID-19. I sintomi più comuni sono quelli influenzali (febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, debolezza, affaticamento e dolore muscolare) che, nei casi più gravi, possono evolvere in polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi, shock settico e morte. Gli effetti gravi di questa infezione, combinati con l’alto tasso di diffusione del virus, hanno segnato una grave crisi sanitaria per la necessità di numerosi ricoveri in terapia intensiva, dovuti all’impossibilità dei pazienti più gravi di respirare autonomamente.

Per questo motivo ingenti risorse in tutto il mondo sono state destinate alla ricerca del vaccino per il COVID-19, la sola arma efficace per arginare il contagio. Per sottolineare l’importanza e la centralità che questa pandemia ha rivestito in campo scientifico per tutto il 2020 (e continuerà a rivestire), la rivista Nature, ha annoverato nella lista delle dieci persone più influenti in campo scientifico (“Nature’s 10”) ben sette persone che, a vario titolo, hanno dato il loro contributo per la gestione della pandemia da SARS-CoV2 e la ricerca scientifica sul virus stesso.

Tra questi vi è Khatrine Jansen, la responsabile del dipartimento vaccini dell’azienda farmaceutica statunitense Pfizer, la prima a scommettere tutto su un vaccino a RNA messaggero. Infatti, prima di questo farmaco, nessun altro vaccino con questa tecnologia era mai stato approvato per la sperimentazione su umani. La Jansen ha guidato gli studi per dimostrare l’efficacia e la sicurezza del vaccino sull’uomo. Il 2 dicembre, dopo soli 210 giorni di sperimentazione, il vaccino Pfizer-BioNtech ha ricevuto il consenso per la somministrazione su larga scala da parte delle autorità sanitarie del Regno Unito. Successivamente lo stesso è stato approvato da FDA (ente governativo statutintense responsabile della regolamentazione di prodotti alimentari e farmaceutici) e EMA (agenzia europea per i medicinali).

Il vaccino è composto da un mRNA codificante per la glicoproteina SPIKE, utilizzata dal virus per infettare le cellule. Una volta in circolo, la molecola di mRNA viene veicolata all’interno delle cellule da una capsula adiposa costituita da nanoparticelle lipidiche e colesterolo, successivamente si attiva il processo classico di traduzione dell’mRNA a proteina a carico dei ribosomi. Una volta prodotta, la proteina SPIKE viene secreta in circolo, favorendo la reazione del sistema immunitario che la riconosce come non-self. Da questo momento in poi si avvia il processo di produzione di anticorpi contro la proteina SPIKE e quindi l’attivazione dei linfociti T, responsabili della memoria immunitaria. L’efficacia del vaccino è stata dimostrata essere al 95%, solo 7 giorni dopo la seconda somministrazione (programmata 21 giorni dopo la prima).

In Italia il 27 dicembre ha avuto inizio la campagna vaccinale con la somministrazione delle prime dosi al personale sanitario, cui seguiranno la popolazione over 80, quella over 60 e i soggetti con patologie croniche ad alto rischio, per poi coprire l’intera popolazione over 16. Nel frattempo, l’EMA ha già approvato il secondo vaccino, Moderna, a mRNA anti-covid19. L’obiettivo è quello di raggiungere la più alta copertura vaccinale possibile, in modo da arrestare il diffondersi dell’infezione e poter progettare la rinascita socio-economica del nostro Paese.

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