“Alla ricerca del tempo perduto”: come cambia la Ricerca scientifica ai tempi della pandemia

Non si finisce mai di imparare, dagli altri, dai propri errori, dalle coincidenze, e questo ci pare ancor più vero quando si parla di Ricerca scientifica. La Scienza, infatti, non è altro che un prodotto squisitamente corale, assemblato come una stalagmite dal lento stillicidio di scoperte infinitesime. Ogni goccia, nel suo piccolo, riesce a cristallizzare e depositare uno strato ulteriore di materiale, contribuendo complessivamente al processo multiforme e dinamico di ascesa della conoscenza.

Gli ultimi mesi trascorsi al confino e nella sospensione coatta delle nostre attività, troppo spesso nell’inerzia sperimentale e nell’insostenibile attesa di varcare nuovamente le porte dei nostri laboratori, ci hanno ricordato come nulla sia più vero di questa affermazione. Sono molti i ricercatori che in questo frangente hanno ritrovato il tempo, solitamente negato da una rigida routine, per concedersi interamente allo studio della “letteratura”, non quella prosastica, né poetica, ma quella scientifica, ovvero l’insieme dello scibile raccolto e pubblicato negli anni riguardo ad un determinato argomento di ricerca. Uno sforzo fondamentale, che serve a gettare le basi di nuovi progetti, riconnettersi allo stato dell’arte, esaminare sotto una luce critica le proprie scoperte ed i propri errori, costruire un ponte verso sviluppi futuri.

Nemmeno noi siamo stati da meno e ci siamo cimentati in una “revisione sistematica”, nome dato ad uno strumento d’indagine secondario il cui scopo è raccogliere e vagliare i risultati e le conclusioni di strumenti di ricerca primari, ovvero gli articoli che presentano dati sperimentali di prima mano, per fornire un quadro puntuale ed aggiornato di un dato argomento, fornendo tutte le prove necessarie a fare chiarezza su una specifica questione scientifica.

Uno degli argomenti di cui si interessa il Laboratorio di Farmacognosia, e che mi coinvolge in prima persona in quanto costituisce l’ossatura portante del mio progetto di dottorato, è il potenziale farmacologico della propoli, un prodotto apistico che ho già avuto modo di presentare in un precedente post relativamente alla guarigione delle ferite cutanee.

La domanda a cui abbiamo voluto cercare di rispondere in questa occasione, soprattutto in relazione ai preoccupanti sviluppi della pandemia nell’ultimo anno, è stata: «Cosa si conosce ad oggi delle proprietà antivirali e immunomodulatorie della propoli? Quali sono le prospettive per l’applicazione nella terapia delle malattie respiratorie?». Per rispondere a questo quesito abbiamo scandagliato diversi database che raccolgono la letteratura scientifica d’interesse biomedico, utilizzando la parola chiave “propoli” associata a termini corollari quali, ad esempio, “antivirale”, “virus”, “influenza”, “malattie respiratorie”, “coronavirus”. Da questa prima ricerca sono scaturite alcune migliaia di risultati, che sono stati ulteriormente vagliati per rimuovere i duplicati presenti in più database e gli articoli non attinenti. A questa fase di scrematura si è quindi succeduta una fase di attenta lettura degli articoli selezionati, allo scopo di reperire in essi tutti i dati da incrociare per riuscire a dare una risposta alla domanda di ricerca che ci eravamo prefissati.

Che cosa ne è emerso? Innanzitutto, è risultato come la propoli sia un prodotto intrinsecamente eterogeneo, sottolineando l’importanza di caratterizzarne e standardizzarne dal punto di vista chimico i diversi sottotipi in cui viene classificata, in modo da poter attribuire con certezza attività terapeutiche ad alcuni tipi ben definiti o a loro componenti precisamente note. In secondo luogo, sono emerse con prepotenza evidenze raccolte in oltre quarant’anni di ricerca di interessanti proprietà antivirali. La maggior parte degli studi clinici sull’uomo ne ha valutato l’attività contro raffreddori, affezioni respiratorie ed herpes, ottenendo risultati incoraggianti, seppur mancando di definire il meccanismo d’azione alla base dei miglioramenti osservati. Parallelamente, la ricerca in vitro ha dimostrato l’efficacia della propoli contro l’infezione di linee cellulari da parte di svariati ceppi virali, in particolare herpesvirus e virus influenzali. Non bisogna, inoltre, dimenticare che la propoli possiede spiccate proprietà immunomodulatorie, dimostrandosi in grado di potenziare al bisogno la risposta immunitaria, fungendo ad esempio da adiuvante in vaccini, e di limitarla quando eccessiva e deleteria, come nel caso della “tempesta citochinica” caratteristica di patologie ad alta letalità causate da virus influenzali e coronavirus. Ma non solo, questo prodotto naturale presenta anche effetti antinfiammatori ed antiossidanti più generalizzati, oltre che antifibrotici, contribuendo a preservare l’architettura del tessuto polmonare in corso di infezioni particolarmente aggressive.

Per trarne delle conclusioni che inquadrino l’argomento con una visione d’insieme, che in fondo è il fine ultimo del lavoro di revisione sistematica, tutto fa pensare che estratti alcolici, idroalcolici o acquosi di propoli possiedano proprietà antivirali ad ampio spettro. In aggiunta, la propoli è in grado di potenziare l’immunità innata, per prevenire le infezioni, e di modulare una risposta immunitaria disfunzionale, per limitare lo stato infiammatorio a infezione già avvenuta. Dal punto di vista della composizione, i sottotipi maggiormente caratterizzati e studiati sono la propoli di pioppo, tipica delle medie latitudini temperate, risultata particolarmente efficace in caso di herpes ed addirittura superiore al farmaco aciclovir, e la propoli verde brasiliana, dotata di spiccate proprietà immunomodulatorie.

Sebbene a causa dell’origine animale e di fattori di variabilità difficilmente controllabili la propoli potrebbe non raggiungere mai lo status di vero e proprio medicinale, non bisogna trascurarne il potenziale, in veste di integratore alimentare, di adiuvante delle terapie convenzionali, ed in ultimo il ruolo quale fonte di ispirazione per lo sviluppo di nuovi veri e propri farmaci ricalcati sulle sue componenti. Possiamo dunque ancora imparare dalla Natura, poiché, seppur nella sua diversità, la propoli è un prodotto dotato di proprietà antibatteriche, antivirali ed antiparassitarie che ne trascendono la composizione specifica, selezionato dall’evoluzione che ha insegnato alle api a raccogliere sostanze sintetizzate dalle piante con il medesimo scopo protettivo e a trarne un vantaggio. La Ricerca scientifica, invece, ci può insegnare quali delle infinite varietà di propoli siano le più efficaci per un determinato scopo e quali siano le sostanze a renderle così speciali e da cui noi possiamo trarre a nostra volta un vantaggio.

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