I fiori di Lonicera japonica: un viaggio tra oriente e occidente, dalla tradizione alla ricerca scientifica

La ricerca di ingredienti che entrino nella formulazione di nuovi prodotti naturali efficaci e sicuri per affrontare disturbi di vario tipo si rivolge spesso all’etnofarmacologia e all’etnomedicina. Dalle medicine tradizionali si possono infatti cogliere spunti interessanti, osservando piante e rimedi con uno sguardo che non si limiti a un singolo principio attivo o a una specifica azione, ma colga la complessità che ci tramandano le culture millenarie, che cerchiamo di tradurre e validare attraverso il moderno metodo scientifico.

Lonicera japonica Thunb. (Caprifoglio del Giappone) è una pianta rampicante sempreverde che appartiene alla famiglia delle Caprifoliaceae, è coltivata in Cina, Giappone e Corea ed è ampiamente usata nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC). I suoi fiori sono gialli oppure bianchi ed emanano un intenso e inebriante profumo; nella tradizione, sono utilizzati nel trattamento di infiammazioni e infezioni oltre che per lenire la febbre.

I boccioli dei fiori essiccati o i fiori prima della fioritura di L. japonica sono infatti il rimedio della MTC conosciuto come Jinyinhua o Jin Yin Hua, che è utilizzato per il trattamento di malattie infiammatorie. Sebbene quattro specie del genere Lonicera con caratteristiche simili siano state usate a scopi medicinali, solamente Lonicera japonica Thumb. è la fonte ammessa e riconosciuta dalla Farmacopea Cinese (Edizione 2010) per ottenere Jinyinhua.

Nella visione complessa della MTC, Jinyinhua ha sapore dolce e natura fredda, agisce sui meridiani di Polmone, Cuore e Stomaco. Le sue funzioni sono quelle di rimuovere il calore-tossico (utilizzato in caso di carbonchio, foruncoli, infiammazioni cutanee e dissenteria acuta) e di disperdere il vento-calore (utilizzato in caso di faringiti, infiammazioni del tratto respiratorio superiore, malattie infettive con febbre). Nella pratica clinica della MTC, Jinyinhua è di solito usato per trattare varie malattie infettive. Essendo il rimedio più famoso tra gli antinfiammatori, è costantemente utilizzato per le infezioni del tratto respiratorio superiore, come tonsilliti e laringiti acute, in cui ha dimostrato la sua efficacia. Inoltre, è anche utilizzato nelle preparazioni per il trattamento di enterite cronica, polmonite, tonsillite acuta, nefrite, mastite acuta e leptospirosi: sono più di 500 le ricette della MTC che contengono Jinyinhua.

Immagine di Lonicera japonica Thunb. durante la fioritura. Fotografia di Marco Angarano

E veniamo alla ‘visione occidentale’. Nella lista del Ministero della salute che elenca le sostanze ammesse negli integratori alimentari, i fiori di L. japonica sono indicati per la regolarità del transito intestinale, per la regolarità del processo di sudorazione e per migliorare la funzionalità delle vie respiratorie; indicazione quest’ultima che trova un buon riscontro in letteratura, in particolare per quanto riguarda l’attività antinfiammatoria, antivirale e antibatterica.


Per quanto riguarda il profilo fitochimico, i fiori di Caprifoglio sono ricchi di numerosi derivati dell’acido caffeico, tra cui acido clorogenico e caffeico, neoclorogenico, acidi caffeoilchinici oltre che flavonoidi (iperoside, isoramnetina-3-O-glucoside, 3- metossiluteolina, derivati del kaempferolo etc.), iridoidi (loganina, sweroside, 7-epiloganina, secologanina, arpagide, arpagoside etc.), saponine, un olio essenziale (linalolo, terpineolo, carvacrolo, farnesolo) e alcaloidi. Secondo la Farmacopea Cinese, l’acido clorogenico non deve essere inferiore all’1,5% nella droga essiccata, costituita dai fiori.

L’attività antinfiammatoria dell’acido clorogenico e caffeico è stata dimostrata in numerosi studi, ove si è evidenziato l’effetto inibitorio sulla secrezione di TNF-α e IL-6 (a concentrazioni inferiori a 100 microg/mL), due importanti mediatori dell’infiammazione. Inoltre, queste molecole inibiscono l’ossido nitrico sintasi e le metalloproteasi (MMP) 2 e 9 (gelatinasi). L’acido caffeico ha mostrato attività antibatterica nei confronti di Streptococcus mutans e Pseudomonas aeruginosa. Entrambe le molecole agiscono inibendo l’attivazione di NF-κB, un fattore nucleare di trascrizione coinvolto nei processi infiammatori e interagendo con il Toll Like Receptor 4. L’attività antivirale è stata dimostrata nei confronti dell’HIV, adenovirus, herpes simplex virus-1 e nei confronti del virus H1N1. Le formulazioni sono attive anche nei confronti della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) e del virus dell’influenza A. 

Gli studi clinici usano decotto o la droga grezza per il trattamento di ulcere della mucosa orale (7,5 g/die di fiori) o per il trattamento di pneumopatie anche nel bambino. Spesso il trattamento è in associazione ad altri prodotti naturali o farmaci. 

In MTC la dose consigliata è di circa 6-15 g/die, a questi dosaggi non sono segnalati effetti tossici. Cautela è segnalata per la presenza di saponine, tuttavia la dose di saponine che può creare qualche problema di tossicità è decisamente superiore a quella presente nel prodotto vegetale alle dosi consigliate. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.