La stenosi valvolare aortica: tra storia e nuove frontiere

Mi chiamo Donato e sono laureato in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica all’Università degli Studi di Milano. Dopo il conseguimento della laurea ho avuto la possibilità di continuare la mia attività nell’ Unità di Ricerca per lo studio delle patologie aortiche, valvolari e coronariche al Centro Cardiologico Monzino, sotto la supervisione di Paolo Poggio. Da Ottobre 2019 sono un dottorando in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche e sto svolgendo le mie attività di ricerca presso il medesimo laboratorio, focalizzandomi sui meccanismi di calcificazione della valvola aortica. 

In pochi sanno che la prima descrizione della stenosi valvolare aortica risale al III secolo avanti cristo, quando Aristotele nell’opera “Historia Animalium” fa riferimento alla presenza di un “osso nel cuore”. Infatti, il fenotipo più evidente della stenosi valvolare aortica è l’accumulo di calcio nel tessuto valvolare. Si tratta di una condizione molto comune che caratterizza il 3% della popolazione con più di 65 anni d’età. Purtroppo, ad oggi la sostituzione chirurgica della valvola aortica o la riparazione tramite intervento transcatetere, rimangono gli unici trattamenti disponibili. 

Nonostante la numerosità dei casi e le innumerevoli pubblicazioni scientifiche relative all’argomento, non vi è ancora un trattamento farmacologico che ci permetta di arrestare il decorso patologico, impedendo l’accumulo di calcio nei pazienti affetti da stenosi valvolare aortica.  Sulla base di queste premesse risulta di fondamentale importanza la conoscenza dei meccanismi molecolari e cellulari che contribuiscono allo sviluppo della patologia stessa. La formazione dei noduli di calcio all’interno della matrice della valvola, infatti, è solo la fase terminale del processo patologico. Il primo movens di questa patologia è invece rappresentato da una disfunzione endoteliale, seguita da infiammazione, transdifferenziamento delle cellule interstiziali e deposizione di cristalli di calcio e depositi fibrotici nella matrice extracellulare.

Negli ultimi anni si sta facendo strada l’idea che possano esserci delle differenze di sesso durante lo sviluppo della stenosi valvolare aortica. Questa considerazione deriva dal fatto che a parità di dimensioni della valvola, gli uomini mostrano una deposizione di calcio di maggiore entità rispetto alle donne, nelle quali, invece, prevalgono accumuli di matrice extracellulare che causano fibrosi. 

Pertanto, lo scopo del mio progetto di ricerca consiste nell’approfondire, tramite studi in vitro su cellule valvolari aortiche, i meccanismi molecolari e cellulari alla base delle differenze di genere apprezzabili in vivo in studi di popolazione precedenti. Questo potrebbe permettere l’identificazione di nuovi composti in grado di bloccare il fenotipo patologico in modo differenziale a seconda del sesso, agendo sui singoli meccanismi molecolari coinvolti.

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