L’assorbimento di una sostanza vegetale

Conosciamo piuttosto bene il destino di molti nutrienti e farmaci dopo la loro ingestione, ma nei vegetali si trovano anche altre sostanze il cui destino metabolico è tutt’altro che noto. I composti “altri”, detti anche metaboliti secondari delle piante, possono avere un effetto biologico sull’organismo nella loro forma originale, dopo aver attraversato il nostro tubo digerente, la barriera intestinale e persino quella emato-encefalica, ma nella maggior parte dei casi si comportano da pro-farmaci.

Il termine pro-farmaco definisce una molecola che richiede delle trasformazioni prima di assumere la sua forma chimica biologicamente attiva. Diversi farmaci e nutrienti prevedono una trasformazione da parte del nostro organismo per svolgere la loro funzione, ovvero per essere biodisponibili: lo stesso vale per i composti vegetali, oggetto di studio della farmacognosia.

In Belgio, dove sto trascorrendo parte del mio periodo di dottorato, esistono alcuni gruppi di ricerca specializzati nella digestione simulata di estratti vegetali. Molti principi attivi delle piante subiscono la trasformazione più importante ad opera della nostra flora intestinale, ovvero a livello del colon. Questi gruppi di ricerca hanno sviluppato dei sistemi per simulare meccanicamente lo stomaco, l’intestino e il colon, compreso il loro contenuto, ovvero i succhi digestivi e i batteri intestinali.

Quando una persona assume un estratto vegetale, compresi una semplice tisana o un succo di frutta, alcune sostanze arrivano inalterate fino alla flora intestinale, la quale restituisce un prodotto completamente diverso che attraversa il colon e arriva nel sangue. Il processo è talmente complesso che l’unico modo noto per simularlo è prelevare i batteri, come tali, dalle feci di alcuni di donatori umani e utilizzarli per fermentare gli estratti vegetali.

In seguito, si può scoprire quali molecole possono formarsi nel colon grazie ad un’analisi chimica e quali effetti possono avere grazie un’indagine biologica. “Mettere il naso” in un processo così complicato, oltre che maleodorante, prevede la collaborazione di ricercatori con conoscenze diverse per risolvere problemi davvero complicati e affascinanti.

Solo per dare un’idea mostro alcune delle domande che bisogna porsi:

  • Come si fa a scegliere il donatore visto che ogni persona ha una flora intestinale diversa?
  • Come si distingue se un prodotto proviene dalla dieta dei donatori o dalla pianta che voglio studiare?
  • I prodotti che si formano nella fermentazione attraverseranno il colon o resteranno nelle feci?
  • Come faccio a pulire un campione così “sporco” per studiare il suo effetto su delle cellule (o la sua struttura chimica) senza interferenze?

Ai progressi della scienza l’ardua risposta.

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