La diagnosi precoce dell’ipercolesterolemia familiare

Sono Marta Gazzotti, dottoranda del secondo anno in Scienze Farmacologiche Biomolecolari, Sperimentali e Cliniche. Lo scorso anno avevo cominciato a raccontarvi il mio progetto incentrato sulle dislipidemie genetiche, con un focus particolare sull’ipercolesterolemia familiare (in inglese Familial Hypercholesterolemia, abbreviata come FH) attraverso lo studio LIPIGEN, uno studio osservazionale promosso dalla Fondazione della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi. 

Durante questi mesi, mi sto concentrando sull’identificazione, diagnosi e gestione dell’ipercolesterolemia familiare nella popolazione pediatrica, o meglio in tutti quei soggetti con età inferiore ai 18 anni. 

Questa patologia genetica, caratterizzata da elevati livelli di colesterolo LDL fin dalla nascita che accelerano il processo di aterosclerosi, può essere presente in forma omozigote (Homozygous FH – HoFH), la condizione più rara e grave con una prevalenza tra 1/160 000 e 1/320 000, oppure nella più diffusa forma eterozigote (Heterozygous FH – HeFH) con una prevalenza tra 1/200 e 1/250 soggetti nella popolazione generale. Ci sono perciò potenzialmente 4,5 milioni di soggetti in Europa affetti da HeFH e 35 milioni a livello mondiale, di cui il 20-25% bambini e adolescenti. Ciò significa che nel mondo, ogni minuto, nasce un bambino affetto da FH. 

Come fortemente ribadito dai Consensus pubblicati dall’European Atherosclerosis Society (EAS) “Familial Hypercholesterolaemia in children and adolescents: gaining decades of life by optimising detection and treatment” e “Familial hypercholesterolaemia is underdiagnosed and undertreated in the general population: guidance for clinicians to prevent coronary heart disease”, nonostante sia una patologia relativamente molto diffusa, l’ipercolesterolemia familiare rimane tuttavia sotto-diagnostica e sotto-trattata, esponendo perciò questi soggetti ad un rischio maggiore di sviluppare un evento coronarico/morte per infarto miocardico in età prematura. L’identificazione precoce di FH e l’indirizzamento dei piccoli pazienti a cliniche specializzate ha quindi un ruolo fondamentale: come ampiamente dimostrato dalle evidenze riportate in letteratura, una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato fin dalla giovane età permettono agli individui affetti da FH di avere una normale aspettativa di vita.

Trattandosi di una patologia ereditaria, il principale percorso diagnostico per i piccoli pazienti è lo screening a cascata a partire da un adulto FH; ovvero nel momento in cui viene trovata una mutazione causativa in almeno uno dei due genitori, la presenza della malattia viene ricercata in tutta la famiglia. 

Così come per gli adulti, anche nei bambini e adolescenti la diagnosi di ipercolesterolemia familiare può essere fatta sulla base dei segni clinici e/o attraverso il test genetico, ma in questa sottopopolazione vi sono criticità dovute proprio alla giovane età dei soggetti, che determina una bassa prevalenza delle tipiche manifestazioni cliniche di FH quali xantomi tendinei, arco corneale o malattia cardiovascolare precoce. Alla giovane età dei soggetti, si associa spesso anche una giovane età dei genitori, che limita di conseguenza l’impatto delle informazioni relative alla storia clinica dei parenti di primo grado: per alcuni soggetti, ad esempio, la malattia coronarica precoce non è ancora presente nei genitori ma si è invece già manifestata nei nonni.  

Sulla base di queste premesse, all’interno dello studio LIPIGEN abbiamo avviato un gruppo di lavoro LIPIGEN pediatrico, che al momento coinvolge circa 30 centri clinici specialistici, alcuni prettamente pediatrici e altri rivolti principalmente alla popolazione adulta che tuttavia nella normale pratica clinica possono dover gestire anche pazienti in età pediatrica. Attualmente stiamo svolgendo un’analisi preliminare dei dati basali raccolti finora su un numero totale di più di 1200 soggetti di età inferiore a 18 anni, rappresentando una delle più ampie coorti FH pediatriche tra quelle descritte in letteratura. Un’attenta valutazione dei risultati ci ha permesso di implementare la raccolta dati nello studio LIPIGEN, integrandola con ulteriori variabili che potrebbero rivelarsi cruciali per migliorare la diagnosi quali, ad esempio, la presenza di malattia coronarica prematura non solo nei parenti di primo grado ma anche in quelli di secondo grado e i valori di colesterolo LDL pre-trattamento dei genitori.

Gli step futuri saranno quindi rivolti all’implementazione/adattamento dei criteri diagnostici alla popolazione under 18, così da poter delineare raccomandazioni che possano essere utilizzate nella normale pratica clinica, e alla raccolta/analisi dei dati di follow up per valutare lo sviluppo naturale della malattia e l’influenza dei diversi tipi di trattamento sul profilo lipidico a lungo termine nei pazienti più giovani. A ciò vorremmo far seguire anche l’organizzazione di iniziative di sensibilizzazione locali e nazionali, così da aumentare la consapevolezza e l’importanza di una diagnosi precoce di FH.

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