Se penso al mirto immagino…

Il Mirto è uno degli amari più apprezzati dagli italiani, specialmente se gustato gelido, al tramonto di una giornata estiva di vacanza nella meravigliosa Sardegna. Le bacche di mirto (Myrtus communis L.) sono responsabili del colore unico rubino-violaceo nella versione “mirto rosso”, mentre foglie e rametti sono generalmente utilizzate per la produzione del più delicato “mirto bianco”.

Ad ognuna delle favolose caratteristiche sensoriali del mirto è possibile associare la presenza di composti di origine naturale, oggetto di studio della Farmacognosia. Alla vista le bacche appaiono blu-viola per la presenza di antociani, comuni a molti altri frutti, come i mirtilli, le fragole e l’uva. Una prova divertente della presenza di antociani, sperimentabile a casa con il vino, è il viraggio dal colore rosso a blu per aggiunta di una base, come il bicarbonato. All’olfatto, il senso più importante nella degustazione del mirto, si percepisce un aroma inconfondibile, dovuto alla presenza di composti volatili. Al gusto si percepisce l’amaro e una sensazione di astringenza della lingua: queste caratteristiche, come per il vino, si associano spesso alla presenza di tannini. In diversi articoli precedenti abbiamo parlato delle proprietà salutistiche dei tannini, una tipologia di polifenoli. 

Un recente studio a cui ha partecipato il nostro gruppo di ricerca ha identificato la presenza di due tannini specifici, gli ellagitannini Enoteina B ed Eugeniflorina D2, nelle bacche di mirto; in particolare nei semi. Gli stessi ellagitannini sono stati riscontrati anche nel noto liquore, in quantità potenzialmente responsabili di un effetto biologico (194 mg/L), specialmente a livello del primo tratto digestivo. Un bicchierino di liquore (10 mL) potrebbe contenere circa 2 mg di Enoteina B, la quale ha un effetto anti-infiammatorio sulle cellule gastriche già a dosaggi 1000 volte inferiori. Purtroppo, l’alcool vanifica la possibilità di pensare ad un bicchierino di mirto come ad un alimento salutistico. Piuttosto lo studio suggerisce la valorizzazione della filiera di produzione grazie a nuovi indici di qualità. Le bacche di mirto sono tradizionalmente utilizzate nelle tisane, prive di alcol, e grazie a questo studio potrebbero trovare anche un rinnovato impiego farmaceutico o cosmetico. Il mirto è impiegato soprattutto nella sua forma selvatica, quindi studi di questo genere implicano indirettamente anche la protezione della pianta attraverso la sua coltivazione per svariati impieghi.

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