Deficit di LCAT: studio dei meccanismi molecolari alla base del danno renale

Ciao a tutti! Mi chiamo Arianna Strazzella e sono al primo anno di dottorato in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche presso l’Università degli Studi di Milano. 

Durante il mio periodo di tesi ho avuto l’opportunità di lavorare nell’ambito delle dislipidemie e delle malattie genetiche rare del metabolismo lipidico al centro E. Grossi Paoletti dell’ospedale Niguarda, supervisionata da Laura Calabresi. 

Ho trovato molto affascinante l’argomento, al punto che, una volta conseguita la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ho deciso di proseguire in questo settore. 

Il mio lavoro riguarda, nello specifico, una patologia genetica rara, il deficit dell’enzima lecitina:colesterolo aciltransferasi, noto con l’acronimo LCAT, unico enzima umano deputato all’esterificazione del colesterolo plasmatico e coinvolto nella maturazione delle HDL.

Le manifestazioni di questa patologia sono riconducibili a due sindromi, la Fish Eye Disease (FED), in cui LCAT mantiene la sua azione solo sulle LDL, e la Familial LCAT Deficiency (FLD), situazione più grave caratterizzata da una totale perdita di attività di LCAT.

Il profilo lipidico dei soggetti affetti dal deficit di LCAT presenta profonde alterazioni, soprattutto una drammatica riduzione del colesterolo HDL, insieme ad un incremento considerevole del colesterolo non esterificato e dei trigliceridi. Inoltre, il profilo lipoproteico è caratterizzato dalla presenza di due tipiche anomalie: la comparsa della lipoproteina anomala LpX, ricca di colesterolo libero e fosfolipidi, e l’accumulo di HDL immature, piccole e discoidali, chiamate preβHDL.

Nello specifico, il mio progetto di dottorato è incentrato sull’insorgenza della malattia renale, principale causa di morbilità e mortalità nei soggetti portatori della FLD; questa si manifesta inizialmente come proteinuria già in giovane età, con decorso più o meno rapido e variabile verso una condizione conclamata di insufficienza renale cronica. 

Attualmente non sono disponibili strategie terapeutiche risolutive per i portatori e l’approccio usato prevede farmaci mirati solo alla correzione dei sintomi, come ad esempio fibrati ed ACE – inibitori. I soggetti con danno renale in stadio molto avanzato possono essere sottoposti a trapianto d’organo, ma, purtroppo, neanche questo approccio è determinante poiché la malattia renale si ripresenta dopo breve tempo. La strada più promettente finora è rappresentata dall’enzima LCAT ricombinante, attualmente ancora in fase II di sperimentazione clinica.

Il meccanismo alla base dell’insorgenza del danno renale è ancora ignoto; l’ipotesi più accreditata è che le anomalie lipoproteiche siano strettamente legate allo sviluppo della patologia.

Lo scopo del mio progetto di dottorato, pertanto, è proprio quello di identificare i meccanismi molecolari responsabili della malattia renale, focalizzandomi soprattutto sul ruolo svolto dall’LpX e dall’accumulo di  preβHDL. 

Inoltre, in questo contesto, assume un ruolo molto rilevante l’identificazione di biomarkers predittivi del decorso della patologia, al fine di un intervento tempestivo con le terapie disponibili per ritardare l’aggravarsi del danno. Non è da escludere, infine, l’ipotesi che i biomarkers identificati possano, potenzialmente, rivelarsi utili da un punto di vista diagnostico  per l’insufficienza renale cronica, condizione patologica ben più frequente e caratterizzata da un deficit acquisito dell’enzima LCAT.

In conclusione, l’identificazione dei meccanismi molecolari responsabili dell’insorgenza del danno renale nel deficit di LCAT, combinata con l’individuazione dei potenziali biomarker di progressione del danno, potrebbe rappresentare un punto di partenza nell’ambiziosa prospettiva di sviluppare in futuro delle terapie realmente efficaci per i soggetti affetti da questa grave malattia.

Un commento su “Deficit di LCAT: studio dei meccanismi molecolari alla base del danno renale”

  1. Spero riesca a scoprire qualcosa di utile che dia qualche speranza in più ad una vita migliore dei miei fratelli. Buon lavoro

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