Sistema immunitario, aterosclerosi, immunoterapia

Le malattie cardiovascolari rappresentano, purtroppo ancora oggi, una delle principali cause di mortalità. Le più significative manifestazioni cliniche sono rappresentate dall’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale e l’arteriopatia obliterante agli arti inferiori. Queste manifestazioni derivano, generalmente, dalla presenza di alterazioni delle arterie di tipo aterosclerotico che riducono il lume (stenosi) e sulle quali possono formarsi trombi con possibile occlusione dei vasi. L’aterosclerosi rappresenta, infatti, un accumulo di lipidi nelle arterie che si sviluppa in presenza di alcuni fattori di rischio quali, ad esempio, l’aumento dei livelli circolanti di colesterolo (ipercolesterolemia), l’ipertensione, il diabete, il fumo di sigaretta, senza dimenticare come anche la predisposizione personale incida sulla manifestazione della malattia. Sebbene sia nota dalla fine dell’Ottocento, soltanto negli ultimi 30 anni l’aterosclerosi è stata descritta come una patologia infiammatoria cronica, in cui cellule e molecole del sistema immunitario concorrono ad aggravare il decorso ed esacerbare le manifestazioni cliniche della stessa.

Il nostro gruppo di ricerca da anni si dedica allo studio dei meccanismi che legano la risposta immunitaria allo sviluppo e progressione dell’aterosclerosi e ha contribuito a descrivere la complessa alterazione delle cellule del sistema immunitario, quali i linfociti, che si verifica in questa condizione patologica. 

Tuttavia, recentemente è stato dimostrato che le cellule del sistema immunitario possono rappresentare anche un’arma per combattere certi tipi di malattie e l’immunoterapia, basata sull’uso di cellule immunitarie, ha suscitato notevole interesse soprattutto in campo oncologico. Sebbene ancora in fase sperimentale, la possibilità di estendere questo trattamento ad altre patologie rappresenta un’avvincente sfida per noi ricercatori e una potenziale opportunità di cura innovativaper i pazienti. Per adattare questa terapia al trattamento dell’aterosclerosi è necessario definire quali sono le alterazioni delle cellule immunitarie che si verificano in questa condizione. Infatti, se da un lato vi è un incremento di cellule attivate e iper-reattive, dall’altro vi è una riduzione e/o disfunzione di cellule deputate a controllare l’eccessiva attivazione delle prime. Tra queste cellule troviamo i linfociti T regolatori, che normalmente hanno il ruolo di vigilare sulla risposta immunitaria e di spegnerla quando sia eccessiva, proteggendoci così da fenomeni di autoimmunità.

L’evidenza che i linfociti T regolatori sono diminuiti e/o hanno una ridotta funzionalità nelle malattie cardiovascolari ha condotto molti ricercatori ad ipotizzare che il loro aumento o potenziamento dell’attività possa rappresentare un valido approccio per limitare la risposta immunitaria associata a queste patologie. Tuttavia, va ricordato che l’organismo sopravvive grazie a un equilibrio tra fattori contrastanti e agevolarne uno a discapito dell’altro potrebbe essere associato anche ad eventi avversi. Nel caso specifico, incrementare l’azione delle cellule T regolatorie potrebbe ridurre l’infiammazione nel contesto cardiovascolare (dove è eccessiva) ma, parimenti, anche diminuire la risposta immunitaria verso un agente patogeno, con il conseguente aumento del rischio di infezione. Per limitare questo effetto avverso, il nostro gruppo di ricerca sta elaborando una strategia per veicolare le cellule T regolatorie, prevalentemente, ove la loro presenza si mostra necessaria, cioè a livello del vaso colpito da aterosclerosi. In particolare, stiamo testando se una particolare modifica genetica consenta alle cellule T regolatorie di migrare a livello della placca aterosclerotica una volta iniettate, così da ridurre soltanto localmente la risposta immunitaria e rallentare la progressione della patologia.

Questa ricerca è tuttora in fase di sviluppo presso il nostro laboratorio e i dati preliminari che abbiamo finora ottenuto hanno fornito risultati incoraggianti, suggerendo che l’impiego dell’immunoterapia possa rappresentare un nuovo approccio terapeutico nelle patologie cardiovascolari.

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