La castagna, un frutto antico verso nuove applicazioni

Il castagno (Castanea sativa Mill.) è una pianta antica, presente nella zona mediterranea fin dai tempi preistorici. Nel periodo antecedente alla scoperta dell’America, prima dell’importazione di patate e mais, le castagne costituivano una fonte alimentare essenziale, tanto che la pianta veniva definita “l’albero del pane” e i suoi frutti erano una presenza frequente nell’alimentazione delle famiglie contadine. Tra le varie modalità di consumo, già in passato si realizzava una farina come base per la preparazione di dolci, minestre, marmellate e creme, utili per sopperire alla fame nei momenti difficili.

Nella seconda metà del XX secolo, i castagneti sono entrati, nel nostro paese, in una fase di arretramento, sia per il progressivo abbandono delle campagne sia per l’azione di parassiti che hanno provocato vere e proprie epidemie. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a una ripresa delle coltivazioni insieme ad un maggiore interesse verso questi frutti, anche grazie al loro contenuto di nutrienti e minerali essenziali.

La scienza ha ampiamente dimostrato che diversi prodotti di origine vegetale presenti nella nostra dieta, come frutta e verdura, possono esercitare una serie di effetti benefici sulla salute umana; tale effetto salutistico è, in molti casi, associato alla presenza di molecole di natura polifenolica. 

Nel nostro laboratorio abbiamo voluto studiare le proprietà di questi frutti valutando il loro potenziale antinfiammatorio e studiando il loro contenuto in polifenoli. Per condurre questa ricerca ci siamo avvalsi della collaborazione del Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio, il quale ha fornito i frutti raccolti nel territorio del Parco Campo dei Fiori (VA).

Le castagne di cinque varietà sono state sottoposte ad estrazione con solvente acquoso o idroalcolico e gli estratti così ottenuti sono stati valutati attraverso l’utilizzo di una linea cellulare gastrica. Dai risultati è emerso che solo due delle cinque varietà di castagne presentavano effetti antiinfiammatori importanti, ma il dato ancora più interessante è stato scoprire dove si concentrava quest’attività. Separando i frutti di castagna nelle loro tre componenti macroscopiche, l’endosperma, la parte edibile, il pericarpo, la componente coriacea più esterna, e l’episperma, la membrana setosa che si interpone tra le due, è risultato che solo queste ultime contengono composti in grado di modulare la risposta infiammatoria, mentre la parte consumata a livello alimentare, l’endosperma, ne è priva o di scarso contenuto. 

Dall’analisi dei polifenoli è emerso che tanto più erano abbondanti i tannini condensati all’interno di in un estratto tanto maggiore era l’attività antinfiammatoria riscontrata. Lo studio di castagne prodotte in diverse annate ha confermato la presenza di questi composti, inoltre l’applicazione di un protocollo di digestione gastrica su queste molecole, ha ridotto solo lievemente la loro attività antinfiammatoria, rendendole un ottimo candidato per una futura applicazione a livello dello stomaco.

Sulla base di questi risultati si potrebbe pensare alla realizzazione di un integratore alimentare o alla produzione di un alimento funzionale attraverso l’aggiunta della componente tannica ad un prodotto come la farina di castagna, facendo attenzione a bilanciare le proprietà salutistiche con quelle organolettiche, poiché molecole dal sapore amaro. Come menzionato in un precedente post, le castagne sono un alimento privo di glutine ed avere un prodotto alimentare con proprietà antinfiammatorie potrebbe essere un valido aiuto anche ai soggetti, sempre più numerosi, che soffrono di questa intolleranza.

Questo è il link alla pubblicazione scientifica.

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