Rapporto uomo e natura: cosa dobbiamo chiedere alla scienza?

Prima di raccontarvi di alcune nuove scoperte sul ruolo che un’antichissima pianta come il castagno potrebbe ricoprire per la nostra salute, vorrei condividere una breve riflessione personale sull’importanza della ricerca.

Di recente, navigando tra giornali online, sono incappato in un affascinante articolo pubblicato da Dino Villatico su “Gli Stati Generali” (Settembre, 2017). L’autore si pone la domanda: “Cosa dobbiamo chiedere oggi alla scienza?”. Specialmente nei momenti di destabilizzazione economica e sociale, si percepisce la tendenza a ricercare “appigli” che diano gratificazione e sicurezza, che aiutino a spiegare la realtà. Villatico chiama rivolta antiscientifica“ il movimento che vede nella scienza, come nella politica, un complotto ai danni della gente”, ma allo stesso tempo, richiede risposte certe e incontestabili a scienziati e politici. Slogan, simboli e informazioni sbrigative leniscono l’esigenza di sicurezza e di conseguenza favoriscono la delega delle responsabilità (di informazione, di scelta, di crescita, di cambiamento).

Non a caso attualmente il termine crisi (in origine separare, scegliere) suscita in noi, innanzi tutto, paura. Eppure, Michelangelo Pistoletto, l’artista dell’istallazione mela reintegrata alla Stazione Centrale di Milano, sostiene che l’arrivo della fotografia e della riproduzione automatica dell’immagine abbia sì messo in crisi l’arte, ma portando gli artisti alla ricerca di autonomia intellettuale e all’autodeterminazione (Manifesto per una rigenerazione della società, 2017). Per Pistoletto oggi l’Arte può avere nientemeno che la missione di portare nella società assunzione di libertà e responsabilità.

Ricalcando lo stesso tema, Maria Luisa Villa, fino a poco fa Prof.ssa di Immunologia dell’Università di Milano, ha scritto sulla Stampa: “il progresso consentito dalle conoscenze scientifiche è stato talmente travolgente da compromettere la sua stessa libertà di indagine. […] I rivolgimenti nella vita della comunità scientifica hanno indebolito la fiducia del pubblico nelle sue asserzioni, ma la comunità scientifica ha reagito a questi problemi”. Ancora una volta l’affermazione di cambiamenti positivi originati da una crisi.

Un’altra crisi moderna è quella ecologica: la crescente necessità di ritmi umani sostenibili e di un ambiente sano si estremizzano nella mistificazione della Natura, madre buona e generosa; un atteggiamento diffuso che preoccupa molti scienziati. È così fondamentale porre delle solide basi scientifiche all’utilizzo di prodotti di origine naturale.

Ho iniziato da un anno il percorso di Dottorato presso il laboratorio di Farmacognosia sotto la supervisione del Prof. Mario Dell’Agli. Il progetto che seguo documenta l’effetto di prodotti di scarto della produzione di castagne per uso alimentare contro la gastrite, una comune malattia infiammatoria dello stomaco attribuita soprattutto all’infezione di Helicobacter pylori. Abbiamo scoperto con analisi e studi su cellule dello stomaco che la buccia delle castagne contiene molti tannini, molecole dotate di proprietà antinfiammatoria, normalmente consumate dall’uomo con la dieta. Ma non tutte le castagne sono uguali: dalla stessa specie Castanea sativa L. possono nascere frutti completamente diversi dal punto di vista chimico-biologico, in funzione della varietà coltivata. Nel prossimo futuro sarà importante comprendere meglio se estratti di castagna possano essere effettivamente utilizzati come farmaci o all’interno di alimenti che favoriscano il benessere dello stomaco.  Spero che la ricerca che conduciamo sulle piante medicinali possa contribuire ad alimentare nelle persone le domande sull’antica, moderna e sempre misteriosa interazione tra l’uomo e le piante curative.

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