PCSK9 e Cuore: Nemici – Amici

Ciao a tutti, sono Lorenzo Da Dalt, laureato in Biotecnologie del Farmaco. Dopo questo traguardo ho deciso di continuare la carriera accademica: dapprima con una borsa di studio per giovani promettenti, poi attraverso il dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche, di cui ora sto terminando il primo anno. Attualmente lavoro nel Laboratorio lipoproteine, aterosclerosi e immunità, dove ci occupiamo di studiare l’aterosclerosi con tutte le sue sfaccettature, dalle più classiche, legate alle dislipidemie, a quelle più “moderne”, scoperte negli ultimi anni, legate alla componente infiammatoria e immunitaria.

Subito mi sono appassionato a questi studi e soprattutto alle variazioni sistemiche nei livelli di lipidi e i loro effetti cosi drastici nella funzionalità e vitalità di tessuti e cellule come quelle endoteliali, immunitarie e, in modo particolare, quelle cardiache.

Proprio per questo, il mio progetto di dottorato si sviluppa all’interno di un percorso più ampio finanziato dalla Fondazione Cariplo; attraverso il nostro studio vogliamo approfondire il ruolo di PCSK9, la Proproteina Convertasi Subtilisina/Kexina di tipo 9, osservando come e se la sua mancanza possa portare a patologie dovute a un eccessivo accumulo di lipidi in tessuti extraepatici, come per esempio il tessuto cardiaco.

Ma, più nello specifico, che cos’è PCSK9 e perché dovrebbe far accumulare lipidi nei tessuti?

PCSK9 è una pro-proteina che viene prodotta principalmente a livello epatico, viene rilasciata nel circolo sanguigno e agisce sia a livello del fegato, sia in altri tessuti e cellule dove si lega ai recettori che appartengono alla famiglia delle Lipoproteine a Bassa Densità (LDLr) e ne media la distruzione. Ne deriva che togliendo PCSK9 dal circolo, si avrà una maggiore espressione di recettori sulla membrana di quasi tutte le cellule e tessuti dell’organismo. Quest’azione può essere considerata positiva poiché, agendo sul fegato, permette di togliere LDL dal circolo, abbassando, di conseguenza, il rischio di sviluppare placche aterosclerotiche. Ma, tutto questo, permette al colesterolo e ai lipidi di accumularsi maggiormente in cellule nelle quali, normalmente, non dovrebbero entrare.

Ma la domanda sorge spontanea: perché è importante studiare gli effetti che portano alla mancanza di questa proteina? La risposta è semplice: dal 2015 sono stati immessi in commercio degli anticorpi monoclonali diretti contro PCSK9; si tratta di farmaci usati per curare le dislipidemie e ridurre i livelli circolanti di LDL. Gli effetti della rimozione di PCSK9 su un lungo periodo, però, sono ancora sconosciuti, ma soprattutto è ancora ignoto il loro comportamento a livello di tessuti extra-epatici, come quello cardiaco. A tal fine entra in gioco la nostra ricerca.

Il progetto è agli albori, ma i dati preliminari ci fanno pensare che qualcosa si accumuli nei cardiomiociti e che l’assenza di PCSK9 sia collegata a un cambio metabolico che, sappiamo grazie alla letteratura, è associato a patologie come l’insufficienza cardiaca.

Questo progetto, per me, è molto interessante perché prevede un lavoro su diversi modelli arrivando fino allo studio sull’uomo, grazie al contributo di pazienti arruolati nello studio PLIC dell’ospedale Bassini, portatori di mutazioni che portano ad una minore espressione di PCSK9.

Esiste quindi una connessione tra patologie cardiache e la mancanza di PCSK9?

Ad oggi ci sono pochissimi studi a riguardo, anche se è noto che l’accumulo di lipidi in cellule cardiache è sintomo di patologie. Lo scopo del mio lavoro, che proseguirà nel corso dei prossimi 2 anni di dottorato, sarà quello di svelare questa connessione e chiarire al meglio i possibili effetti collaterali dati dall’utilizzo di anticorpi monoclonali, per avere una visione più chiara del metabolismo lipidico a livello cardiaco.

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