Nuove frontiere per la cura dell’Alzheimer

Il mio nome è Sebastien e sono uno studente di dottorato all’interno del programma SyDAD (Synaptic Disfunction in Alzheimer’s Disease) del progetto Marie Sklodwska Curie Horizon 2020.

Siamo un gruppo di 15 “early stage researchers” sparsi in tutta Europa, in laboratori sia accademici che privati. Durante la mia formazione ho avuto la possibilità di lavorare a Milano, presso il laboratorio della rinomata professoressa Monica Di Luca. Il mio progetto consiste nello sviluppare e testare una strategia innovativa per ri-bilanciare il modo in cui i neuroni processano specifiche proteine e dunque migliorano la risposta cognitiva in modelli di Alzheimer. Questo studio sarà quindi una base per il futuro sviluppo di nuovi farmaci. Infine, grazie al programma SyDAD, ho recentemente avuto l’opportunità di testare un’ipotesi sull’attività elettrica dei neuroni, durante un periodo di 8 mesi trascorso nell’azienda Janssen Pharmaceutica in Belgio.

La mia opinione personale è che questo sia il miglior programma di dottorato di cui si possa fare parte in Europa. Lo raccomando ai futuri studenti che hanno intenzione di intraprendere la carriera scientifica, poiché offre la possibilità di lavorare in ambienti all’avanguardia e internazionali, all’interno di rinomati istituti accademici e aziende farmaceutiche in tutta Europa. Tutti i partecipanti al progetto sono i migliori nelle loro aree di studio e la tecnologia che usano è allo stato dell’arte, permettendo ai dottorandi di ampliare grandemente le proprie conoscenze e competenze. Inoltre, come parte della mia formazione sono stato invitato a partecipare ad eventi in cui ho potuto presentare la mia ricerca e interagire con un pubblico di non esperti.

Questo aspetto è fondamentale poiché aiuta ad accrescere l’interesse delle persone nei confronti della ricerca sulle malattie neurodegenerative e dà ai ricercatori la possibilità di raccontare il proprio progetto e le sue ricadute per la società. Credo fermamente che più il pubblico è informato, più possa capire l’importanza della ricerca. Queste malattie neurodegenerative colpiscono ogni secondo nuove persone nel mondo, senza considerazioni di genere, età, razza o stato socio-economico. Imponendo, nel caso della malattia di Alzheimer, un grande fardello per i pazienti e le loro famiglie, testimoni del loro ‘andarsene via’.  Permettetemi di concludere dicendo che sviluppare una nuova molecola richiede un’enorme quantità di soldi e impegno: in media un investimento di un miliardo di dollari e 10 anni di ricerca. Tuttavia, anche se la ricerca, sia accademica che privata, è costosa e richiede molto tempo, ad oggi rimane l’unico modo per aiutare le persone che soffrono di queste patologie.

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