Proteine polmonari come spie di patologie cardiache

Sono Emanuele Spadafora, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche ed ora al secondo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Durante il mio percorso di ricerca sto focalizzando l’attenzione sul ruolo del surfattante polmonare di tipo B (SP-B), un complesso fondamentale per evitare il collasso degli alveoli polmonari, come possibile marcatore diagnostico e prognostico nella progressione dello scompenso cardiaco.

È importante ricordare che le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% dei decessi. Nonostante l’intensa attività di ricerca, la disponibilità di biomarcatori diagnostici di scompenso cardiaco è tuttora limitata. Accanto ai peptidi natriuretici, come ad esempio il BNP, i quali tuttavia variano in diverse condizioni patologiche e quindi non specifici per lo scompenso, sono emersi recentemente una serie, sia pur limitata, di nuovi potenziali marcatori.

Il surfattante polmonare riveste la superficie degli alveoli polmonari, conferendo stabilità al termine dell’espirazione, ed è costituito da una frazione lipidica ed una proteica. La frazione lipidica (pari al 90%) è la componente responsabile della stabilità dell’alveolo, mentre la frazione proteica, costituita dalle proteine SP-A, SP-B, SP-C e SP-D, pur rappresentando meno del 10%, svolge un ruolo di supporto ma altrettanto fondamentale. L’assenza delle proteine SP-B e SP-C si associa a grave insufficienza respiratoria che, nel caso di SP-B, può essere mortale.

Il surfattante polmonare è fisiologicamente sintetizzato ed accumulato negli pneumociti di tipo II, e da questi ultimi viene secreto nello spazio alveolare. Recentemente abbiamo dimostrato che i livelli di SP-B circolanti nel sangue sono molto elevati in pazienti affetti da scompenso cardiaco, probabilmente a causa dell’alterazione dell’integrità della barriera alveolo-capillare, membrana che separa l’alveolo dal circolo sanguigno, con conseguente spostamento di SP-B dallo spazio alveolare, al torrente circolatorio.

Di fatto, i livelli nel sangue di SP-B aumentano nei soggetti con scompenso cardiaco in stretta relazione con i parametri di danno polmonare. Inoltre, vi è una stretta correlazione tra i livelli di SP-B nel sangue e la NYHA, un metodo di classificazione soggettiva della dispnea nel paziente affetto da scompenso cardiaco. Tutto ciò ha permesso di attribuire alla SP-B un ruolo di indicatore di severità di patologia e di danno d’organo. Esito ancora più importante che emerge dai nostri studi è che il surfattante polmonare risulta essere un marcatore prognostico di ospedalizzazione nei pazienti con scompenso cardiaco, con capacità predittiva superiore rispetto ai parametri funzionali fino ad oggi utilizzati. Infine, è anche un marcatore di efficacia terapeutica.

In questo studio, i livelli delle proteine del surfattante polmonare saranno comparati con quelli delle proteine ad oggi abitualmente usate attraverso una nuova metodica basata sulla spettrometria di massa. I risultati consentiranno di validare il ruolo della proteina immatura di SP-B come marcatore preciso di diagnosi e prognosi dello scompenso cardiaco.

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