Nuovi bersagli per la malattia di Alzheimer

Mi chiamo Ana Ribeiro e sono una studentessa di dottorato portoghese alla Statale di Milano, presso il laboratorio di Monica Diluca. Ho conseguito in Portogallo sia la laurea triennale che la magistrale e ho poi cercato all’estero un’opportunità per il dottorato. Ci sono molti vantaggi nello studiare all’estero, tra cui la possibilità di conoscere realtà diverse da quella del paese d’origine e la crescita personale che questo implica.

Ho fatto domanda per una borsa di studio Marie Curie, all’interno del programma SyDAD, e ora lavoro sotto la diretta supervisione di Fabrizio Gardoni in un progetto chiamato “Una via di segnalazione dalla sinapsi al nucleo nella malattia di Alzheimer”. Il progetto SyDAD è composto da 15 studenti di dottorato, di nazionalità diverse, che lavorano in diversi laboratori europei e che collaborano tra loro all’interno dello stesso network. Questo programma mi ha già dato l’opportunità di lavorare con i migliori scienziati ed esperti di tecniche differenti e di stabilire dei contati con diversi laboratori, cosa molto importante per una carriera come ricercatrice.

Riguardo al mio progetto, il nostro laboratorio ha recentemente identificato una proteina, chiamata RNF10, che sembra essere implicata nei processi patologici che portano alla malattia di Alzheimer. Durante il mio dottorato sto cercando di chiarire il ruolo e le implicazioni di RNF10 nello sviluppo di questa malattia.

La malattia di Alzheimer è caratterizzata da due pricipali elementi: un processo anomalo che coinvolge una proteina, chiamata Tau, e la formazione di beta-amiloide. La beta-amiloide, di origine proteica, può aggregarsi e formare depositi nel cervello, causando gravi danni ai neuroni, che smettono di funzionare correttamente e muoiono. Abbiamo dimostrato nel nostro laboratorio che la beta-amiloide può interagire con RNF10, causando un rapido accumulo di quest’ultima all’interno dei nuclei dei neuroni. Pertanto, il lavoro con modelli di laboratorio che mancano della proteina RNF10, aiuterà a chiarire il ruolo di tale proteina all’interno dei processi fisiopatologici collegati alla malattia di Alzheimer.

Finora il mio lavoro ha portato a risultati interessanti che spero di pubblicare al più presto su una rivista scientifica internazionale.

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