Scienza a colazione

Il 29 giugno si è svolta la II Giornata della Ricerca del Centro Grossi Paoletti che quest’anno si è proposta al pubblico con un taglio meno scientifico e più divulgativo. L’argomento è certo di attualità: comunicare la scienza alla società civile. In periodi caldi in tema di vaccini, di bufale scientifiche e di fake news dilaganti, in particolare sui social network, il ruolo degli addetti ai lavori è cruciale. In quest’ottica il ricercatore non può più rimanere chiuso nella propria turris eburnea, ma deve avere la responsabilità di divulgare la scienza per combattere i pregiudizi e le convinzioni sbagliate.

Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition Foundation of Italy, porta subito un esempio smontando uno ad uno i preconcetti popolari su alcuni alimenti a colpi di metanalisi e autorevoli studi scientifici (e no: il cioccolato non fa male, i grassi saturi non sono la reincarnazione del male e i latticini hanno effetti prevalentemente positivi). A chiosa del discorso, Poli suggerisce di fare informazione scientifica promuovendo gli aspetti positivi delle cose, piuttosto che rimarcandone quelli negativi.

A seguire, nella tavola rotonda sul Comunicare la scienza si sono confrontati esperti e professionisti del settore da varie angolazioni.  Andrea Ceron, del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano, ha mostrato come la rete percepisce temi trending topicquali vaccini, fertility day e AIDS, per citarne alcuni. Come ricorda il nostro Ivano Eberini il potere dei social network è gigantesco e spesso incontrollabile, ma il ricercatore può (e deve) sfruttarlo a suo favore per diffondere una cultura educativa, che si basi su dati solidi e sul metodo scientifico. Insomma, perché non sfruttare la stessa arma combattendo la cattiva informazione con la buona? Ovviamente, come giustamente sottolinea Alessandra Perrotta di HealthCom Consulting, la comunicazione deve avvenire nel modo giusto per raggiungere persone che non utilizzano il nostro stesso (a volte incomprensibile) linguaggio.

In conclusione Roberta Villa, giornalista scientifica, ci ricorda che il metodo più efficace per comunicare deve abbandonare i toni autoreferenziali della società scientifica e sfruttare l’empatia verso chi ci ascolta. In ogni individuo la corteccia cerebrale è vittima dell’amigdala, infatti quelle che definiamo fake newssono spesso sostenute da una componente emozionale, spesso di paura, che non ci consente di valutare razionalmente la realtà. Gli spunti della giornata sono stati tanti, ma la discussione di certo non termina qui!

Niente nella vita va temuto, deve essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.
Marie Curie

Per vedere alcune foto dell’evento vai su: https://www.facebook.com/CentroGrossiPaoletti

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