Il ruolo del dolore

Oggi parliamo di dolore. Ho pensato di affrontare il problema con il mio capo laboratorio, Paola Sacerdote, tra i massimi esperti della fisiopatologia del dolore e del suo trattamento e da anni consulente per importanti aziende farmaceutiche che operano in questo campo. Paola, proprio sul trattamento del dolore nell’anziano, ha recentemente vinto un importante finanziamento promosso da Fondazione Cariplo.

Tutti noi abbiamo provato dolore almeno una volta nella nostra vita ma partiamo dall’inizio…

SF: Paola, che cosa è il dolore?

PS: Sicuramente sono poche le situazioni che inducono una risposta emozionale nell’uomo così forte come la presenza di dolore o il tentativo di evitarlo.
Dobbiamo però dire subito che il dolore nasce per dare protezione e garantire l’integrità dell’organismo e ha un importante significato di allerta e protezione. Infatti nel momento in cui si recepisce dolore si cerca di allontanarsi dalla fonte che può causare un importante danno o lesione. Ad esempio, se prendiamo in mano una teiera bollente, la lasciamo subito prima che il calore distrugga i tessuti. Questo tipo di dolore si può definire acuto e trova una causa ben precisa: il calore, la pressione, l’acidità, ecc. È interessante il fatto che in alcuni individui, che per motivi genetici non sono in grado di percepire dolori, si hanno spesso gravi danni funzionali.

SF: Ma come fa l’organismo a trasformare il caldo, il freddo, la pressione in dolore?

PS: Quando l’organismo si trova a contatto con un possibile evento nocivo: caldo, freddo, acido, una lesione, un trauma, ecc, ci sono delle cellule specializzate (nocicettori) nella cute, nelle articolazioni, e in altri organi, ad esempio cuore e intestino, che si attivano e mandano segnali elettrici dal sito del danno al sistema nervoso centrale, quale il midollo spinale. Questa parte di trasformazione di uno stimolo nocivo in segnali elettrici e della sua trasmissione fino al cervello viene chiamata nocicezione. Da qui il messaggio sale verso il cervello, coinvolgendo moltissime aree cerebrali collegate all’emozione e alla coscienza. Alla fine però è la parte più specializzata del nostro cervello, cioè la corteccia, che integra tutti i segnali e li trasforma nel “dolore” come viene percepito. Contemporaneamente a questa trasmissione verso il cervello, vengono anche attivati dei sistemi di modulazione fisiologici, quali quelli basati su peptidi oppioidi (endorfine), il cosiddetto sistema di analgesia endogena, che cercano di controllare l’entità del dolore. Quindi noi normalmente percepiamo dolore quando lo stimolo nocivo supera una certa intensità: uno sfioramento con uno spigolo non causa dolore, mentre uno scontro con lo stesso spigolo sì.

SF: Ma allora.il dolore è sempre positivo oppure possiamo dire che esistono diversi tipi di dolore: uno buono e uno cattivo?

PS: Il problema in realtà si pone quando il dolore da acuto diventa cronico e persiste per molto tempo. In questo caso è ovvio che il dolore ha perso del tutto il proprio significato evolutivo di allerta e protezione e quindi diventa necessario intervenire con i farmaci.

Perché il dolore diventa cronico? Di questo parleremo nel prossimo post…

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