Chemioterapia, dolore e prochineticine

In Italia si registrano circa 1000 casi al giorno di diagnosi di cancro e questo numero è destinato ad aumentare. Banalmente possiamo dire che, includendo parenti, amici, personaggi pubblici, “conosciamo sempre più gente” affetta/guarita da forme tumorali. Nella prognosi tumorale un ruolo chiave è rappresentato dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce, ma anche dall’efficacia di un corretto trattamento antitumorale.

I farmaci chemioterapici interferiscono con i meccanismi legati alla replicazione cellulare e portano a morte cellulare. Tuttavia molto spesso accade che questi farmaci vadano ad agire non solo sulle cellule tumorali ma anche su cellule sane provocando nei pazienti la comparsa di differenti effetti collaterali. La maggior parte di noi, anche senza averlo provato personalmente, è a conoscenza delle classiche problematiche della chemioterapia, tra cui la di perdita di capelli o la presenza di vomito. Pochi però sanno che, in circa il 40% dei pazienti, il trattamento con farmaci chemioterapici è associato allo sviluppo di una neuropatia periferica, una condizione di dolore cronico, che si manifesta con alterazioni della sensibilità, formicolii, sensazione simile a punture di aghi soprattutto alle mani e ai piedi. Bisogna sottolineare che i farmaci analgesici comunemente usati in clinica hanno una scarsa o limitata efficacia e quindi, molto spesso, succede che si debba ridurre la dose di chemioterapico, sostituire il chemioterapico o, nei casi più estremi, sospendere il trattamento antitumorale con effetti deleteri per la salute dei pazienti.

Qui si inserisce la mia ricerca; infatti, grazie al contributo di Fondazione Cariplo, sto studiando il ruolo di una nuova famiglia di chemochine, le prochineticine, nello sviluppo e nel mantenimento della neuropatia periferica sperimentale associata al trattamento con differenti farmaci chemioterapici. Sto inoltre valutando se il blocco farmacologico dei recettori del sistema delle prochineticine possa avere un effetto benefico nel contrastare lo sviluppo e la progressione di neuropatia.

I risultati della mia ricerca sembrano indicare che il sistema delle prochineticine possa rappresentare un nuovo bersaglio farmacologico per contrastare la sintomatologia neuropatica permettendo la conclusione del protocollo chemioterapico.

Grazie a tutte le persone del gruppo di ricerca (dottorandi, borsisti, tesisti, al mio mentor) e ai nostri collaboratori che stanno, a vario titolo, contribuendo alla realizzazione di questo progetto perché, anche se a volte ce lo scordiamo, l’UNIONE FA LA FORZA!

Parte dei risultati ottenuti sono stati presentati a congressi internazionali e sono attualmente in corso di scrittura per riviste internazionali.

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