La sindrome metabolica e il rischio di malattia cardiovascolare

Con il post precedente vi avevo descritto i motivi per i quali l’obesità può essere considerata una condizione molto più complessa di un semplice aumento di peso e, se non curata, può favorire l’insorgere di patologie più complesse, quali quelle cardiovascolari (es: infarto del miocardio).

L’obesità è uno dei segni di quella che viene definita sindrome metabolica; per riconoscerla è necessario che ne siano presenti contemporaneamente almeno tre su 5, tra cui, riduzione del colesterolo HDL, aumento della glicemia, della trigliceridemia, della pressione arteriosa e della circonferenza della vita. La diagnosi di sindrome metabolica comporta un raddoppiamento del rischio cardiovascolare. Tuttavia, la sindrome metabolica è a lenta insorgenza e quindi sarebbe auspicabile l’individuazione di un marcatore di rischio, in grado di fornire precocemente un’indicazione affidabile sul suo potenziale futuro sviluppo.

Tra i marcatori proposti ci sono tre variabili corporee facilmente determinabili: l’indice di massa corporea, cioè il peso (chilogrammi) diviso per il quadrato dell’altezza (misurata in metri), la circonferenza della vita (misurazione della pancia) e il rapporto tra circonferenza della vita e altezza; tali parametri sono stati recentemente messi a confronto in un nostra ricerca. Il nostro studio, condotto su 1,071 pazienti italiani afferenti al Centro Grossi Paoletti del DiSFeB, ha dimostrato come, per un uomo di mezza età, avere un valore del rapporto tra circonferenza della vita e altezza maggiore di 0,5 corrisponde al 94 % delle probabilità di sviluppare sindrome metabolica, percentuale che si assesta all’ 87 % nelle donne. Al contrario, un valore della circonferenza della vita che supera 102 cm (nell’ uomo) e 88 cm (nella donna) raddoppia la possibilità di incorrere in eventi cardiovascolari.

PLoS One. 2018 Feb 12;13(2):e0192751.

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