Radice di bardana per le infiammazioni della pelle

La bardana maggiore (Arctium lappa L.) è un’erba medicinale appartenente alla famiglia delle Asteraceae e in particolare il termine Arctium, in greco “orso”, fa riferimento al caratteristico aspetto ispido di questa pianta.

La droga, descritta nella Farmacopea francese, è costituita dalle radici essiccate, intere o tagliate, impiegate come tintura, olio, estratto o decotto. La pianta, usata in Cina, Europa, Nord America e Asia da diverse centinaia di anni, trova impiego tradizionale come agente diuretico oppure per il trattamento di gotta, reumatismi e diverse condizioni dermatologiche.

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A caccia di nuovi biomarcatori di aterosclerosi: il calcio carotideo

Le attuali linee guida per la prevenzione cardiovascolare raccomandano l’identificazione dei soggetti ad alto rischio attraverso il cosiddetto calcolo del rischio cardiovascolare globale. 

Purtroppo, è ormai ampiamente accettato che questi algoritmi predicono il rischio in modo subottimale e, nella migliore delle ipotesi, questi sono in grado di predire in modo corretto circa il 60-65% del rischio di sviluppare eventi vascolari. Spesso questi eventi sono registrati persino in individui che non presentano alcun fattore di rischio convenzionale.

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Un nuovo approccio per la cura delle malattie cardiovascolari

Eccomi di nuovo a raccontarvi quello che mi affascina del nuovo “pezzettino” di mondo, il vasto mondo della ricerca scientifica, che sto scoprendo in questo ultimo periodo. Ho deciso infatti di svolgere un periodo del mio dottorato all’estero, e più precisamente al Cardiovascular Epidemiological Unit (CEU) nel dipartimento di Public Health and Primary Care (PHPC) dell’University of Cambridge, sotto la supervisione di Brian Ference.

Il progetto che mi è stato affidato verte sull’ipotesi infiammatoria della malattia aterosclerotica cardiovascolare, le cui manifestazioni rappresentano una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, se non la prima.

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Diabete ed eventi cardiovascolari. Perché?

Il diabete mellito è un importante fattore di rischio per l’insorgenza di eventi cardio- e cerebro-vascolari di origine aterosclerotica, come infarto miocardico e ictus. Gli eventi cardiovascolari sono da due a quattro volte più frequenti nei pazienti diabetici che nei non diabetici, e il paziente diabetico ha una probabilità di incorrere in un evento cardiovascolare simile a quella di un soggetto che già ha subito tale evento.

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Una nuova frontiera nella cura dell’insufficienza cardiaca cronica

L’insufficienza cardiaca cronica rappresenta una delle principali cause di mortalità, morbilità e consumo di risorse nei paesi occidentali. Secondo le più recenti linee guida, la prevalenza è ad oggi attestata a circa 1-2% della popolazione adulta, questo dato supera il 10% nella popolazione con un’età maggiore di 70 anni e cresce in maniera esponenziale con l’età, raddoppiando a ogni decade, ed è in continuo aumento per l’invecchiamento generale della popolazione.

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Nuove opportunità per la comprensione delle malattie cardiovascolari

Mi chiamo Elena Olmastroni, ho una laurea magistrale in Biostatistica e sono iscritta al primo anno di dottorato in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche del DiSFeB. Attualmente svolgo la mia attività di ricerca presso il Servizio di epidemiologia e farmacologia preventiva (SEFAP), diretto da Alberico L. Catapano.

La genetica umana e la genetica statistica sono passate da settori relativamente oscuri a quelli tra i più entusiasmanti e discussi della scienza moderna. Questo perché nel tempo l’epidemiologia genetica, che studia i fattori genetici e la loro interazione con i fattori ambientali nella frequenza di malattie, è diventata un utile supporto all’epidemiologia osservazionale, che studia le caratteristiche delle malattie (frequenza, andamento, ecc.) a livello di popolazione, per comprendere gli aspetti ereditari delle patologie e la predisposizione individuale a queste, soprattutto in un’ottica di “cura personalizzata”.

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Una lente di ingrandimento sulla microglia

Il tessuto nervoso è costituito da diverse popolazioni cellulari, i neuroni e le cellule gliali (o semplicemente GLIA), che sono in stretta comunicazione tra loro. Oggi siamo ormai lontani dalle prime teorie che attribuirono alla glia un ruolo del tutto passivo, considerandola solo un insieme di elementi che riempiono “lo spazio non occupato dai neuroni”. In realtà la glia, ovvero astrociti, microglia e oligodendrociti, sono cellule che oltre ad offrire un sostegno strutturale al tessuto nervoso, sono anche in grado di comunicare ed interagire finemente con i neuroni a livello della sinapsi, cioè in prossimità di quelle strutture specializzate responsabili della trasmissione di informazioni.

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Che stress, che stress, che stress di giorno!

Nel mio precedente articolo siamo entrati nell’affascinante mondo del rapporto cuore-cervello introdotti dalle parole di Charlie Chaplin. Come ricordavamo di recente, accanto ai classici fattori di rischio cardiovascolare, ne sono stati aggiunti di nuovi tra cui le malattie neuropsichiatriche, i disturbi dell’umore e non da ultimo, lo stress. Tutti questi sono in grado non solo di accelerare l’inizio e la progressione delle malattie cardiovascolari, ma anche di modificarne la risposta ai trattamenti farmacologici.

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Quello che forse non tutti sanno sulla chemioterapia…

Il dolore neuropatico è una forma di dolore cronico causato da una disfunzione o da un danno a livello del sistema nervoso centrale o periferico. Tra le condizioni che portano allo sviluppo di dolore neuropatico c’è anche l’assunzione di farmaci chemioterapici. La maggior parte degli agenti antineoplastici comunemente utilizzati nella pratica clinica induce lo sviluppo di una polineuropatia caratterizzata da dolore di varia intensità, formicolio, bruciore, e torpore.

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