PCSK9 e Cuore: Nemici – Amici

Ciao a tutti, sono Lorenzo Da Dalt, laureato in Biotecnologie del Farmaco. Dopo questo traguardo ho deciso di continuare la carriera accademica: dapprima con una borsa di studio per giovani promettenti, poi attraverso il dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche, di cui ora sto terminando il primo anno. Attualmente lavoro nel Laboratorio lipoproteine, aterosclerosi e immunità, dove ci occupiamo di studiare l’aterosclerosi con tutte le sue sfaccettature, dalle più classiche, legate alle dislipidemie, a quelle più “moderne”, scoperte negli ultimi anni, legate alla componente infiammatoria e immunitaria.

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Perché fare ricerca?

Oggi vorrei aprirmi con voi e raccontarvi il perché faccio ricerca nonostante non sia tutto così facile, mi spiego meglio…

Tutti voi seguendoci avete imparato a scoprire la “parte bella” del nostro lavoro: la soddisfazione di quando vinciamo un finanziamento o di quando pubblichiamo un articolo scientifico. L’emozione e la sfida di quando iniziamo una nuova sperimentazione, la gioia di quando confermiamo le nostre ipotesi con esperimenti, di quando riusciamo ad eseguire tecniche più complesse.

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PCSK9 circolante ed aterosclerosi: una relazione ancora da chiarire

Sono Daniela Coggi, laureata in Farmacia e sto terminando il primo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Tra le attività svolte quest’anno, mi sono occupata di uno studio volto a valutare la relazione tra la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9, anche nota come PCSK9, e la patologia aterosclerotica sia clinica che subclinica.

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Nuove frontiere per la cura dell’Alzheimer

Il mio nome è Sebastien e sono uno studente di dottorato all’interno del programma SyDAD (Synaptic Disfunction in Alzheimer’s Disease) del progetto Marie Sklodwska Curie Horizon 2020.

Siamo un gruppo di 15 “early stage researchers” sparsi in tutta Europa, in laboratori sia accademici che privati. Durante la mia formazione ho avuto la possibilità di lavorare a Milano, presso il laboratorio della rinomata professoressa Monica Di Luca. Il mio progetto consiste nello sviluppare e testare una strategia innovativa per ri-bilanciare il modo in cui i neuroni processano specifiche proteine e dunque migliorano la risposta cognitiva in modelli di Alzheimer. Questo studio sarà quindi una base per il futuro sviluppo di nuovi farmaci. Infine, grazie al programma SyDAD, ho recentemente avuto l’opportunità di testare un’ipotesi sull’attività elettrica dei neuroni, durante un periodo di 8 mesi trascorso nell’azienda Janssen Pharmaceutica in Belgio.

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I frutti di sommacco per le infiammazioni cutanee, dalla tradizione alla moderna fitoterapia

Mi chiamo Saba Khalilpour, studentessa di dottorato presso il laboratorio di Farmacognosia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano. Durante la mia formazione ho conseguito un master in Farmacologia presso l’Università delle Scienze della Malesia, a Penang nel 2015, mentre dal 2017 mi sono unita al laboratorio di Farmacognosia del Prof. Mario dell’Agli. Il mio progetto di dottorato riguarda lo studio dell’attività anti-infiammatoria a livello cutaneo di alcuni estratti di sommacco (Rhus coriaria L.), una pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae.

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Nanoparticelle, affascinanti e misteriosi vettori

Negli ultimi 60 anni le nanotecnologie hanno rappresentato uno dei maggiori punti di evoluzione in ogni ambito di ricerca; basti pensare alle dimensioni dei personal computer, con le loro miriadi di piccoli componenti che svolgono ogni giorno miliardi di diverse funzioni, che dall’occupare una stanza sono passati a stare nel palmo di una mano.

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Proteine polmonari come spie di patologie cardiache

Sono Emanuele Spadafora, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche ed ora al secondo anno di dottorato in Scienze Farmacologiche Sperimentali e Cliniche. Durante il mio percorso di ricerca sto focalizzando l’attenzione sul ruolo del surfattante polmonare di tipo B (SP-B), un complesso fondamentale per evitare il collasso degli alveoli polmonari, come possibile marcatore diagnostico e prognostico nella progressione dello scompenso cardiaco.

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Il contributo delle lucciole per comprendere la malattia di Parkinson

“C’era una volta una Lucciola, un Malato, un Mago Buono e un Male Cattivo in un villaggio pieno di gente.  Il Male Cattivo rubava la capacità di camminare, di abbracciare e le espressioni del viso dagli adulti del villaggio. I figli disperati si rivolsero al Mago Buono che velocemente inventò una pozione che riusciva ad alleviare i sintomi ma non sconfiggeva il Male. Il Mago aveva però capito che il Male si annidava nella parte più nascosta del cervello, dove anche i suoi occhi magici erano ciechi. Allora gli venne un’idea, chiese alla Lucciola di regalagli un po’ di luce perché passando attraverso il corpo potesse illuminare le zone buie. Questo gli permise di guardare attraverso il corpo come se fosse stato trasparente e così il Mago riuscì a capire in che modo il Male si insediava nel cervello e gli vennero molte idee su come sconfiggerlo”.

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Il cuore e la mente, che grande enigma!

Sono Leonardo Sandrini, laureato in Chimica e tecnologia farmaceutiche, e attualmente frequento il secondo anno del dottorato in Scienze farmacologiche sperimentali e cliniche presso La Statale di Milano.

Il titolo del mio post prende spunto da un dialogo tratto dal film Luci della ribalta, di Charlie Chaplin del 1952. Calvero, protagonista del film, usa questa frase per descrivere il mistero che avvolge l’origine delle passioni umane, così ho deciso di prenderla in prestito per introdurre l’argomento del mio percorso di dottorato: il rapporto cuore-cervello nelle malattie cardiovascolari. Come già descritto da alcuni colleghi, malattie cardiovascolari e disturbi neuropsichiatrici e comportamentali rappresentano oggi patologie con un elevato impatto socio-economico, essendo tra le principali cause di mortalità e morbidità. Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse nella relazione tra malattie della sfera psichiatrica-comportamentale e quelle cardiovascolari. Se infatti la presenza di uno o più fattori di rischio tradizionali come elevati livelli di pressione, colesterolo, glicemia e abitudine al fumo sembravano sufficienti a spiegare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari, recenti studi hanno stabilito come il 25% dei pazienti affetti non presenti questi fattori di rischio.

Partendo da questi dati, numerosi studi hanno dimostrato come stress e malattie neuropsichiatriche associate ad esso, come la depressione, possano rientrare a pieno titolo nella categoria dei fattori di rischio cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno evidenziato che la presenza concomitante di malattie neuropsichiatriche e cardiovascolari peggiora il quadro clinico dei pazienti andando ad influire tra l’altro sul successo delle terapie farmacologiche tradizionali, che spesso risultano inefficaci nel trattamento di questi casi.

Fin dall’antichità si era compreso come cuore e psiche fossero strettamente legate tra loro tanto da indurre il filosofo Platone a ipotizzare una correlazione tra cuore e cervello. Se però ci pensiamo bene le dimostrazioni del rapporto cuore-cervello sono note a tutti noi: chi di noi, ad esempio, non ha sentito accelerare il proprio battito cardiaco in seguito ad un’emozione, positiva o negativa che fosse?

Riprendendo questa antica idea e partendo da queste semplici osservazioni la ricerca durante lo scorso secolo è riuscita a comprendere i meccanismi di base che regolano questa interazione. A seguito di uno stimolo esterno, il sistema nervoso centrale attiva il sistema adrenergico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene rilasciando messaggeri chimici, detti neurotrasmettitori. Queste molecole agiscono a livello cardiovascolare determinando l’alterazione transitoria di alcuni parametri come pressione o ritmo cardiaco ma anche su vie molecolari come la cascata della coagulazione. Tuttavia nel caso in cui vi sia un aumento persistente nel rilascio di neurotrasmettitori, come accade in condizioni di stress cronico, le alterazioni possono costituire la base per l’insorgenza e la progressione delle patologie cardiovascolari alterando meccanismi molecolari interni ad ogni singola cellula ancora sconosciuti.

Alla luce di tutto ciò, il progetto di dottorato a cui sto lavorando si pone come obiettivo quello di comprendere quali siano questi meccanismi molecolari comuni alla base delle patologie neuropsichiatriche-comportamentali e cardiovascolari. L’obiettivo a lungo termine del progetto è l’individuazione di questi nuovi bersagli, che un giorno potrebbero diventare l’obiettivo di nuovi trattamenti farmacologici utili a contrastare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari in associazione a quelle neuropsichiatriche e comportamentali.

Spettrometria di massa: dove stiamo andando?

Si è appena conclusa la ventiduesima International Mass Spectrometry Conference (IMSC), che si è tenuta a Firenze dal 24 al 31 agosto e che mi ha visto tra gli organizzatori, in qualità di presidente della Divisione di spettrometria di massa della Società chimica italiana. Come in tutte le precedenti edizioni di questo evento, che viene organizzato a cadenza biennale, si coprono le principali applicazioni di questa tecnica in ambito ambientale, umano, nutrizionale, forense e potrei andare avanti… Leggi tutto “Spettrometria di massa: dove stiamo andando?”